storia

congoLa Repubblica Democratica del Congo è uno stato di 2.344.860 Kmq (8 volte l’Italia), abitato da 52.800.000 persone. Solo un terzo della popolazione supera i 18 anni di età. La capitale è Kinshasa e il presidente della repubblica, in carica dal 26 gennaio 2001, si chiama Joseph Kabila. La lingua ufficiale è il francese, conosciuto e studiato solo da coloro che hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola. Le lingue comunemente parlate sono: lingala, swahili, kikongo e tshiluba. La moneta è il franco congolese. L’aspettativa di vita è di 45 anni (in Italia, per gli uomini è 77 anni e per le donne 83 anni). La mortalità infantile è del 12,9%. Il tasso di HIV/AIDS è stimato del 4,2%. Gli abitanti appartengono a diverse religioni: alcuni sono cattolici, altri protestanti, musulmani o animisti. L’indice di sviluppo umano (Isu) è 0,365 (168esimo su 177 stati). La Repubblica Democratica del Congo, prima della guerra del 1996, deteneva il primato dell’alfabetizzazione (65%) tra i paesi africani; oggi la percentuale è scesa al 35%, che vale il penultimo posto in graduatoria.

GEOGRAFIA

Il paese è situato nel cuore dell’Africa Centrale; confina a nord con la Repubblica Centrafricana e Sudan, a sud con Angola e Zambia, ad est con Uganda, Rwanda, Burundi e Tanzania, ad ovest con Angola e Congo-Brazzaville. Una breve striscia di terra verso ovest arriva fino all’Oceano Atlantico. Il paese è dominato dal bacino del fiume Congo, che ospita la seconda foresta pluviale più grande del mondo dopo quella amazzonica. A sud-ovest la foresta lascia spazio alla savana arborea, mentre ad est lungo la Great Rift Valley ci sono rilievi montani.
La Repubblica Democratica del Congo è oggi suddivisa in 11 province:
- Bandundu -> Kikwit
- Basso Congo -> Matadi
- Equatore -> Mbandaka
- Kasai Occidentale -> Kananga
- Kasai Orientale -> Mbuji-Mayi
- Katanga -> Lubumbashi
- Kinshasa -> Kinshasa
- Kivu Nord -> Goma
- Kivu Sud -> Bukavu
- Maniema -> Kindu
- Orientale -> Kisangani

STORIA

XV secolo:
i primi esploratori arrivano sulla costa ed entrano in contatto con il vasto impero del Congo. L’impero sfrutta soprattutto il commercio di avorio, i prodotti di rame e gli schiavi che arrivano nel bacino del fiume da tutta l’Africa Centrale; ad est, invece, il commercio degli schiavi è organizzato dai mercanti arabi di Zanzibar.

1870:
l’esploratore britannico Henry Morton Stanley risale il fiume Congo, penetrando la fitta foresta pluviale, per conto del re del Belgio Leopoldo II, che progettava di trasformare il bacino del fiume in una colonia sotto il suo diretto controllo.

1885:
la Conferenza di Berlino (nel corso della quale l’Africa fu dichiarata “res nullius”, il che permetteva agli europei di appropriarsene ufficialmente e senza scrupoli) sancisce la creazione dello Stato Libero del Congo, possedimento personale di Leopoldo II. Il dominio belga si rivela essere uno dei peggiori regimi colonialisti. 10 milioni di congolesi muoiono a causa della feroce repressione delle forze di sicurezza, impegnate ad organizzare al meglio la raccolta della gomma selvatica (caucciù), dato che il mercato è in espansione per la crescente domanda di autoveicoli e relativi pneumatici. Questa produzione fa la fortuna di Leopoldo II.

1908:
le proteste internazionali costringono Leopoldo II a cedere la propria sovranità sulla colonia, cedendola, in cambio di un congruo pagamento, al governo belga; ma questo non porta comunque ad un miglioramento delle condizioni della popolazione del Congo belga (il lavoro forzato e le punizioni corporali continuano ad essere diffuse nella colonia). Il governo belga accetta volentieri il passaggio di proprietà anche perchè l’anno prima vi è stato scoperto il primo diamante.

II guerra mondiale:
il piccolo esercito congolese riporta un certo numero di vittorie sulle truppe italiane nell’Africa del Nord. Inoltre, l’uranio impiegato per la fabbricazione delle bombe atomiche americane viene dai giacimenti congolesi. Intanto numerosi esponenti delle tante etnie congolesi si opposero fin dall’inizio all’oppressivo regime coloniale: tutti pagarono con la vita.

30 giugno 1960:
temendo una guerra di indipendenza, il governo belga ritiene opportuno ritirarsi prima di trovarsi coinvolto in un conflitto, concedendo al Congo l’indipendenza, dopo un decennio di lotte politiche. Il primo Primo ministro della Repubblica Democratica del Congo è Patrice Lumumba, leader del partito MNC (Movimento Nazionale Congolese). Poco tempo dopo l’indipendenza l’esercito, al cui comando erano rimasti gli ufficiali belgi, si ribella pretendendo la sostituzione degli ufficiali belgi con personale autoctono: numerosi belgi ritengono opportuno rimpatriare. Di fatto, l’impalcatura amministrativa del giovane stato viene in questo modo svuotata di uomini e competenze necessarie. Lumumba prende come stretto collaboratore il colonnello Joseph-Desirè Mobutu, il quale essendo l’unico lumumbista con qualche cognizione militare, viene incaricato di ricoprire la carica di Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Nel frattempo spinte autonomistiche si manifestano nel bacino minerario della provincia di Katanga, guidata da Tchombè e sostenuta dallo stesso Belgio.

1960 – 1961:
il governo belga invia le proprie truppe per proteggere i connazionali che rientrano, mentre Lumumba si rivolge all’ONU. Tutto questo avviene in piena guerra fredda: il dibattito al Palazzo di Vetro si fa estremamente acceso. Gli USA cercano di imbrigliare la manovra dell’ONU, sia perchè non riconoscono come controparte legittima Lumumba (sospettato di collusione con l’Unione Sovietica), sia perchè, in piena sintonia con le multinazionali che continuano a sfruttare le risorse congolesi, non intendono minimamente permettere all’URSS di intrecciare rapporti economico-politico-militari con stati centroafricani. In seguito alle pressioni statunitensi, l’ONU rifiuta di inviare, come richiesto da Lumumba, un contingente internazionale incaricato di mantenere l’ordine pubblico nel Katanga. Lumumba, allora, si rivolge verso l’URSS: questa mossa si rivela controproducente. Eisenhower, presidente degli USA, e il governo belga decidono di liberarsi definitivamente di lui. Mobutu, in seguito alle offerte provenienti dai paesi occidentali (specialmente da USA e Francia), che temono le simpatie comuniste del primo ministro, fa arrestare lo stesso Lumumba, per poi assassinarlo nel gennaio del 1961, durante un suo trasferimento farsa nel Katanga.

1965 – anni ’90:
giunto al potere con un colpo di stato, Mobutu instaura un regime autoritario a partito unico di cui divenne maresciallo-presidente. Uno dei suoi desideri era che il paese ritrovasse le proprie radici culturali. In quest’ottica, nel 1971 cambia il nome del paese, rinominandolo Zaire e obbliga gli zairesi a scegliersi un nome africano (cioè non cristiano). Egli stesso si rinomina Mobutu Sese Seko Koko Ngbendu Wa Zabanga (Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che alcuno possa fermarlo). La sua ascesa al potere è fortemente appoggiata sul piano internazionale, in particolare dagli USA e dai governi occidentali, sia in funzione anti-URSS, sia per garantirsi che la decolonizzazione politica non avesse conseguenze destabilizzanti sostanziali sullo sfruttamento delle risorse africane da parte delle multinazionali straniere. Lo Zaire è additato come esempio di decolonizzazione per tutta l’Africa. A poco a poco i metodi del regime e l’assenza del rispetto dei diritti umani rendono insostenibile, presso quasi tutte le opinioni pubbliche occidentali, il supporto allo Zaire di Mobutu. Fa eccezione la Francia, che anche dopo la decolonizzazione ha saldamente mantenuto la propria influenza economica e politica in Africa, senza andare troppo per il sottile nella scelta dei suoi protetti in costante contrasto con gli USA per motivi di prestigio e rivalità e con i sovietici per questioni ideologiche. Nel 1986, comunque, il regime di rapina e corruzione di Mobutu, che viene ribattezzato cleptocrazia (letteralmente “governo dei ladri”, ovvero una forma di governo che rappresenta il culmine della corruzione politica e una forma estrema dell’uso del governo per la ricerca della rendita), conduce lo Zaire ad una grave crisi economica ed il fossato che si è aperto tra il dittatore e la sua cerchia ed il resto del paese diventa incolmabile. Nell’aprile del 1990 Mobutu si rassegna ad accettare la presenza di un Parlamento multipartitico al proprio fianco ed a condividere il potere con il presidente del Parlamento stesso, ma questo non risolve la crisi.

1994:
in seguito al genocidio del Rwanda, la regione del Kivu è investita da un’ondata di profughi rwandesi e burundesi, che complica il quadro politico.

1996:
il governo di Mobutu orchestra la persecuzione dei profughi tsuti, fornendo ai ribelli, capeggiati da Laurent Kabila e armati da Uganda e Rwanda, il pretesto per cominciare la lotta armata contro il dittatore. Le Forze Armate congolesi si sfaldano, senza opporre resistenza all’avanzata dei ribelli.

maggio 1997:
Laurent-Dèsirè Kabila si autoproclama presidente della Repubblica Democratica del Congo e Mobutu fugge in Marocco, dove muore di cancro, lasciando il suo paese al collasso economico, in conflitto con i paesi vicini ed in guerra civile al proprio interno. Il nuovo governo congolese non si differenzia molto dal precedente, caratterizzandosi per la corruzione dilagante e per l’assenza di attenzione verso le condizioni della popolazione. Ben presto i paesi vicini, delusi dall’uomo che hanno contribuito a portare al potere, decidono di rovesciarlo finanziando una serie di gruppi ribelli che operano sempre nell’est del paese.

1998 – 2003:
comincia la guerra civile. Da una parte ci sono le truppe del Rwanda, Burundi e Uganda a sostegno dei ribelli (Rcd e Mlc); dall’altra le truppe di Zimbabwe, Namibia e Angola a fianco del presidente Kabila (sostenuto anche dalle milizie filo-governative Mayi Mayi e Hutu Interahamwe). Si tratta di una vera e propria guerra mondiale africana: alla fine le vittime saranno 3.5 milioni, (di cui 3 milioni morti per le carestie determinate dalla guerra) e i profughi 3 milioni (soprattutto donne e bambini). Si tratta del prezzo più alto in vite umane pagato ad un conflitto dopo la II guerra mondiale.

gennaio 2001:
Laurent Kabila viene assassinato, ma la guerra non si ferma. Al potere sale il figlio Joseph Kabila, che intavola subito le trattative per arrivare alla firma degli accordi di pace.

estate 2003:
inaugurazione del nuovo governo di transizione che mette fine alle ostilità. Joseph Kabila sarà rieletto nel dicembre del 2006 (grazie alle prime elezioni democratiche della storia del paese).

dal 2003 ad oggi:
la guerra nell’est del paese non si è ancora conclusa, in quanto numerosi gruppi armati non hanno aderito al programma di disarmo e continuano a lanciare saltuariamente attacchi contro l’esercito, contro i civili e contro la MONUC (missione ONU in Congo). Nella regione del Kivu si registrano periodicamente movimenti di truppe a cui non sarebbero estranei contingenti militari del Rwanda, più volte accusato di destabilizzare la regione. Le truppe dell’Rcd, che in seguito all’accordo di pace sono entrate a far parte dell’esercito nazionale, sono sospettate di avere ancora legami molto stretti con le autorità rwandesi. Il più famoso di questi gruppi di dissidenti è quello guidato da Laurent Nkunda, che nel 2004 è riuscito ad occupare per diversi giorni la città di Bukavu (capoluogo della regione del Sud-Kivu) impegnando severamente l’esercito e la MONUC. Gli uomini di Nkunda sono tornati a colpire nel gennaio 2006 e più recentemente nell’agosto 2007, occupando città vicine a Goma (capoluogo della regione del Nord-Kivu).

SOCIETÀ

La guerra civile ha lasciato cicatrici pesanti: milioni di profughi e più della metà dei congolesi che vivono sotto la soglia di povertà. La violenza, oltre ad essere causa di sofferenza e di morte, porta con sè povertà, sovraffollamento, mancanza di infrastrutture e di norme igieniche di base, degrado dei sistemi sanitari. Una buona parte dei decessi è collegata proprio a malattie prevenibili e curabili: febbre, malaria, diarrea, infezioni respiratorie e malnutrizione coprono più della metà di tutti i morti. La malnutrizione da sola è stata responsabile dell’11% dei morti nella regione del Kivu. Nel secondo anno di vita il problema nutrizionale è enorme, in quanto l’infezione malarica a ripetizione facilita il degrado nutrizionale. I continui episodi di malaria provocano ogni volta un arresto della crescita. Da un’indagine di Msf del 2006 è emerso che la metà della popolazione ha riferito di non avere accesso ad un’assistenza sanitaria di base, perchè troppo costosa. Il sistema sanitario non riceve alcuna sovvenzione statale, di conseguenza la gratuità assoluta diventa impossibile. Avere malati in famiglia significa che i bambini non vanno più a scuola, non c’è più niente da mangiare, mancano le risorse più importanti perchè si finisce per investire tutto nella spesa sanitaria. Di questa emergenza sanitaria nessuno parla, tanto da meritare il posto nella “top ten delle crisi più ignorate” dai mass media statunitensi e italiani (8 minuti/anno dedicati alla guerra in Congo dai Tg italiani).

ECONOMIA

Il Congo è uno dei paesi più ricchi di tutto il continente. Dispone infatti di:
- un enorme bacino idrico
- terreni fertili
- numerosi giacimenti di diamanti
- numerosi giacimenti di rame
- numerosi giacimenti d’oro
- numerosi giacimenti di coltan.

Tutto ciò potrebbe garantire senza problemi lo sviluppo del paese. Sfortunatamente però finora le ricchezze congolesi hanno solo attirato gli appettiti di dittatori corrotti e di paesi stranieri, rivelandosi essere la causa di tutte le recenti disgrazie del paese.

Torna all’indice


Stampa pagina Stampa pagina