istruzione
“La mia più grande ambizione è che ogni bambino
in Africa vada a scuola perchè l’istruzione è la porta d’ingresso alla libertà,
alla democrazia e allo sviluppo” (Nelson Mandela)
PREMESSA
L’Africa non è affatto un sistema culturale e sociale uniforme: molteplici sono le culture e assai diversificata è la storia delle singole regioni. Fermo restando questo presupposto, si intende qui evidenziare alcuni elementi dell’organizzazione dell’istruzione nel continente africano, che sono validi e riconoscibili in diversi stati, a prescindere dalle specificità storiche, geografiche e umane. Essi sono tali anche in virtù di alcune esperienze storiche di volta in volta comuni a tutti, quasi tutti o molti stati Africani: in primo luogo il colonialismo e la decolonizzazione; in secondo luogo il nazionalismo, la recrudescenza delle etnie, il populismo dei militari. Ciò che segue è tuttavia prevalentemente riferito ai paesi africani dell’area dei grandi laghi, in particolare la Repubblica Democratica del Congo.
SCUOLA E COLONIALISMO EUROPEO
Il dominio coloniale europeo ha creato negli stati africani sistemi scolastici con buone scuole, organizzate sul modello della madrepatria. Come tutte le altre istituzioni coloniali, i sistemi educativi servivano soprattutto gli interessi coloniali, e gli africani arrivavano all’istruzione solamente in funzione di e in base ai bisogni dell’economia e dell’amministrazione coloniale (Abernetly 1969; Okafor 1971; Fafunwa 1974; Cooksey, Court, e Makau 1994).
La scuola organizzata dai coloni in Africa rispondeva ad una logica culturale di “civilizzazione” e dunque di colonizzazione e cooptazione culturale (eliminare la cultura tradizionale e educare secondo una cultura occidentale), pensata esclusivamente da un punto di vista bianco ed europeo, sulla base della convinzione della superiorità della civiltà europea. Per diversi decenni rientrarono in questa logica anche le scuole delle missioni cristiane a cui i regimi coloniali delegarono l’organizzazione di una parte del sistema educativo.
L’evangelizzazione ha fatto parte infatti di questa logica di “civilizzazione” coloniale. Inoltre di fatto, la scuola dei coloni doveva corrispondere a due obiettivi politici: in primo luogo, creare nei popoli africani colonizzati un’istruzione di base e una maggiore prossimità culturale all’Europa, per favorire lo sviluppo dei rapporti coloniali a vantaggio dei coloni stessi; in secondo luogo impedire l’innalzamento del livello di istruzione degli africani oltre la soglia di una istruzione elementare, perchè lo sviluppo culturale avrebbe potuto alimentare un pensiero critico anti-coloniale, e magari indipendentista, o avrebbe potuto, in generale, favorire la presa di coscienza e la capacità di auto-organizzarsi degli africani stessi.
Per raggiungere livelli più alti, molti africani furono costretti a cercare un’istruzione “superiore” in strutture private all’estero. In ogni caso, tuttavia, “nell’ambiente coloniale, l’istruzione formale occidentale ha avuto un effetto verticalmente distruttivo sulla società tradizionale, in quanto produceva un’èlite indigena orientata a valori occidentali, il cui atteggiamento era ben diverso da quello delle masse” (Abernethy 1969, p. 9).
Si può inoltre affermare che, la scuola dei coloni non fu mai una scuola di massa, in quanto fu tendenzialmente rivolta ad una minoranza della popolazione.
LA SCUOLA DELL’AFRICA INDIPENDENTE
I nuovi governi indipendenti ereditano il sistema scolastico organizzato dai coloni, e si pongono l’obiettivo di estendere l’istruzione al maggior numero di persone, ovvero di creare una scuola di massa e di stato diversa dalle scuole dei coloni e da quelle delle missioni. In diversi casi questo obiettivo risponde ad una cultura politica nazionalista (le elite politico-militari africane hanno importato dall’Europa il concetto di nazione, e vogliono creare una cultura nazionale dei nuovi stati africani) e populista, caratteristica dei governi africani dei paesi di recente indipendenza. L’obiettivo della scuola di massa e di stato, si scontra immediatamente con alcune difficoltà strutturali: l’insufficienza delle risorse necessarie al potenziamento e allestimento delle infrastrutture e degli edifici, e alla formazione del personale, anche per la concomitanza del boom demografico; l’incapacità di progettare una scuola realmente modellata sui bisogni del territorio in una logica di sviluppo culturale ed economico; la prevalenza di intenti ideologici e propagandistici legati anche alle specifiche caratteristiche dei regimi che si affermano nell’Africa indipendente; la difficoltà economica ma anche politica di creare un sistema scolastico capillare e uniforme, in un territorio spesso ancora articolato in divisioni etniche, tribali, e poco o per nulla attrezzato in vie di comunicazione, mezzi di trasporto e collegamenti in generale. Ampie parti di diversi stati africani non sono per nulla raggiunte dalla scuola. In quelle aree resta esclusiva una cultura orale, tradizionale, con diversi tratti locali.
Generalmente i governi indipendenti africani, anche per supplire alle difficoltà menzionate, consentono la coesistenza della scuola pubblica, di scuole private e delle scuole delle missioni, che in molti territori rimangono le sole presenti.
Il tentativo dei governi fu quello di determinare una alfabetizzazione di massa. Questo obiettivo rimase tuttavia fortemente condizionato dalle possibilità finanziarie dei singoli paesi, dalle crisi economiche, oltre che dalle crisi politiche o dalle guerre.


Per molti decenni inoltre, rimase fortissimo il divario tra la percentuale di iscritti alla scuola elementare e quella degli iscritti alla scuola secondaria: nella prima in molti stati si raggiunsero (tra gli anni ’60 e gli anni ’80) percentuali dal 60% al 90% degli iscritti, mentre nella seconda si rimase su percentuali molto basse, inferiori, a volte nettamente al 10%. Le ragioni sono strutturali, e dovute alle carenze del sistema scolastico: c’è un numero ristrettissimo di posti ai livelli superiori di istruzione, e ciò determina la forte selezione per mezzo di esami scritti, e impone una forma piramidale al grafico di chi può accedere ai diversi livelli di istruzione. Gli alunni vogliono continuare ma non possono. Solo in alcuni casi le esigenze famigliari, economiche e non, sono la causa dell’arrestarsi del cammino scolastico alla scuola elementare.
Questa organizzazione del sistema scolastico crea, come la precedente scuola coloniale, atteggiamenti elitari in coloro che hanno avuto accesso ad un’istruzione superiore, i quali tendenzialmente vengono impiegati nell’apparato amministrativo.
Nella scuola dell’Africa indipendente la diseguaglianza sessuale continua ad essere un fattore determinante nell’ineguale distribuzione dell’istruzione tra maschi e femmine (Adepoju e Oppong 1994, Hafkin e Bay 1976), e quindi del potere di partecipazione sociale: le bambine non hanno il diritto di studiare come i loro fratelli maschi, e il tasso di analfabetismo resta decisamente più alto tra le donne.
Con l’aumento quantitativo dell’accesso all’istruzione, fino alle percentuali odierne, sono emersi altri problemi: la qualità dell’insegnamento, negativamente condizionata dalla presenza di un personale insegnante poco qualificato e poco remunerato, e l’assenza di sbocchi professionali e sociali per coloro che hanno conseguito un’istruzione: le capacità acquisite rimanevano e rimangono inutilizzate.
Nei decenni dell’indipendenza inoltre, la scuola in molti paesi africani ha sofferto della mancanza di una situazione politica di democrazia e reale libertà di pensiero: un esempio emblematico è il Congo di Mobutu.
Le dittature africane hanno portato al collasso dell’istruzione con scelte unilaterali che spesso avevano poca o nessuna possibilità di essere finanziate. Il peso di tali scelte politiche mal concepite è ricaduto sui genitori, escludendo dall’istruzione i più poveri e gli abitanti di regioni con cronica carenza di infrastrutture minime. L’impossibilità di beneficiare del diritto all’istruzione ha eroso la fiducia del popolo nel governo, e ha impedito l’affermazione di una tradizione scolastica nelle famiglie necessaria per sostenere le istituzioni nelle loro funzioni e strutture.
LA SCUOLA AFRICANA NEGLI ULTIMI DECENNI
La scuola in Africa negli ultimi decenni ha sofferto visibilmente e continua a mostrare segni di ulteriore declino dovuto alla diffusa instabilità politica e alle guerre (questo è particolarmente vero per gli stati della regione dei grandi laghi e del corno d’Africa, e nelle aree di crisi politico-militare e umanitaria, come nel Darfour). All’istruzione sono infatti state sottratte risorse che i governi hanno impiegato per armi ed eserciti. Intere generazioni sono state coinvolte in conflitti civili, preparati per anni con una radicale militarizzazione della società ed in particolare dei giovani: questi sono stati tolti dalla scuola per ricevere, fin da giovanissimi, l’addestramento alla guerra. L’Africa si è trovata, e in parte ancora oggi si trova, in balia di generazioni cresciute nell’ignoranza, nella violenza e nella brutalità, oltre che nella corruzione e nel miraggio dell’arricchimento.
Persistono gravi problemi economici e sociali che si ripercuotono drasticamente sul sistema scuola: alla maggior parte dei governi manca la capacità finanziaria di far fronte alla domanda rapidamente crescente di classi di tutti i livelli dei loro sistemi educativi. Tuttavia, nello stesso tempo, la liberalizzazione dell’istruzione favorisce solo quei gruppi che sono già avvantaggiati rispetto ad altri. Ne beneficeranno i ricchi e gli abitanti di aree con politici potenti. Le scuole delle missioni, in questo panorama, in quanto gratuite o più economiche di quelle pubbliche o private, tendono a riequilibrare la situazione e a difendere il diritto all’istruzione e sono le uniche presenti nelle aree interessate in tempi recenti da conflitti (es. in Congo).
Lo scarso accesso dei bambini africani all’istruzione è principalmente dovuto all’insufficiente numero di scuole, all’impossibilità delle famiglie di sostenere i costi per l’istruzione, alla necessità per molti bambini di lavorare per guadagnarsi da vivere, ai matrimoni precoci (che impediscono alle bambine di continuare gli studi) e alla discriminazione che colpisce milioni di bambini orfani a causa dell’AIDS (circa 11 milioni in Africa).
A livello primario, secondario e post-secondario, persiste la carenza di attrezzature, di personale qualificato e di dotazioni elementari come libri, apparecchiature di laboratorio e altro materiale didattico e le classi sono generalmente sovraffollate, data la carenza di scuole.
La scuola resta decisiva per la realtà sociale africana, per alcune fondamentali ragioni. In primo luogo, infatti, offre a livello individuale opportunità di promozione sociale (in primo luogo attraverso l’alfabetizzazione e l’apprendimento di un mestiere) e dunque di fuoriuscita dalla povertà cronica, e a livello di comunità, possibilità di sviluppo economico e sociale. In secondo luogo la scuola è luogo strategico per la promozione della salute e della prevenzione della malattie e dei comportamenti a rischio. In terzo luogo, la scuola consente all’individuo di crescere nella coscienza dei propri diritti e dei propri valori e di confrontarsi con gli altri e con il mondo, arricchendo e modificando il proprio progetto di vita rispetto alla situazione socio-culturale di partenza. In questo senso la scuola è un luogo importante anche per la costruzione della pace, o per il confronto interetnico. Si è verificato, ad esempio, che le bambine e le ragazze che frequentano la scuola hanno più probabilità di conseguire l’autosufficienza economica in età adulta e sanno difendere con maggiore efficacia i propri diritti, nel lavoro e in famiglia. Le statistiche dimostrano che le giovani donne con un ciclo di istruzione primaria alle spalle hanno meno gravidanze e più distanziate fra loro, e sanno nutrire e prendersi cura dei figli in modo più equilibrato.
E’ cresciuta d’altra parte negli ultimi decenni, l’aspirazione degli africani all’istruzione, anche di livello superiore. Anche a causa della cronica assenza di lavoro molti giovani, soprattutto nelle grandi città, oggi si scrivono a scuole superiori e università private che sono divenute un affare per alcuni. Questo fenomeno genera tuttavia frustrazione perchè l’aspirazione a nuove prospettive di vita, che i giovani perseguono attraverso lo studio, è spesso delusa dalla mancanza di ambiti in cui praticare mettere a frutto l’istruzione acquisita, e dall’assenza di reali sbocchi lavorativi.
Stampa pagina

Perchè? Cosa ci sta sotto?





