guerra

La seconda guerra del congo, conosciuta anche come guerra mondiale africana, si svolse tra il 1998 e il 2003 nella RDC (prima chiamata Zaire), e finì quando il governo di transizione della RDC prese i poteri. La guerra più estesa nella storia moderna dell’Africa, essa ha coinvolto direttamente otto nazioni africane, e circa 25 gruppi armati. Fino al 2008 la guerra e le sue conseguenze hanno ucciso 5 milioni e mezzo di persone, principalemte a causa delle malattie e della fame, rendendo la seconda guera del Congo il conflitto armato più grave dopo la seconda guerra mondiale. Molti milioni sono stati sfollati dalle loro case o hanno cercato asilo nelle nazioni vicine.


Nonostante la guerra sia formalmente finita nel luglio 2003 e un accordo sia stato siglato tra i belligeranti per creare un governo di untià nazionale, 1000 persone al giorno morirono nel 2004 per casi di malnutrizione e malattie facilmente prevenibili.

FAZIONI IN LOTTA

gue1Data la natura incostante della guerra, ci sono state numerose eccezioni ed ammonimenti alla categorizzazione che vi proponiamo sotto, e gruppi all’interno di una singola categoria si sono violentemente scontrati in passato per le risorse e il territorio.

Le forze allineate con Kinshasa incoludono l’esercito nazonale congolese sotto il presidente Laurent-Dèsirè Kabila e più tardi suo figlio Joseph Kabila, vari gruppi Mai Mai contro gli starnieri e nazioni allineati come Zimbabwe, Angola, Chad, Sudan and Namibia. Controllano l’est e il sud della RDC. Il loro scopo principale è la creazione di uno stato forte che controlli il suo territorio e i suoi confini, che riguadagni così il controllo delle risorse naturali.

Le forze allineate con il Fronte Patriottico Ruandese includevano l’esercito nazionale del governo ruandese e di quello burundese, guidati dai Tutsi, i gruppi combattenti costituiti dai Tutsi Banyamulenge, che risiedono in RDC, e l’RCD (Rally for Congolese Democracy, raggruppamento congolese per la democrazia), forze ribelli guidate dai Banyamulenge che hanno la propira base operativa a Goma. Le forze alleate con i Tutsi all’interno della RDC sono principalemte attive nelle provincie del nord e del sud Kivu, ed hanno territori che si estendono ad ovest verso Kinshasa. Il loro scopo è proteggere la sicurezza nazionale di Rwanda e Burundi, difendere i Tutsi dell RDC, ostacolare l’influenza ugandese nella regione e sfruttare le risorse naturali.

Le forze allineate con gli Hutu, che includono i ruandesi Hutu responsabili del genocidio ruandese del 1994, i ribelli burundei che cercano di rovesciare il loro governo nazionale, gli Hutu congolesi e le milizie Mai Mai affiliate. Il principale gruppo Hutu attualmente è l’FDLR (Forces Dèmocratiques de la Libèration du Rwanda), che agisce nel Kivu. I loro scopi sono espellere le forze tutsi straniere, la pulizia etnica dei Banyamulenge, rovesciare i governi di Ruanda e Burundi, ed ottenere il controlloodelle risorse minerarie.

Le forze allineate con l’Uganda includono l’esercito nazionale ugandese, e vari ribelli che appoggiano l’Uganda, come il movimento per la liberazione del Congo (MLC), che controlla molto del nord e del nordest della RDC.
Gli scopi dichiarati includono proteggere i confini ugandesi dall’invasione dei gruppi armti che hanno sede in RDC come le Allied Democratic Forces and People’s Redemption Army, che non dovrebbero esistere, e distruggere le basi ribelli in RDC.
L’Uganda ha precedentemente affermato che il governo di Joseph Kabila ha fallito nel contrastare questi ribelli. L’ONU ha dichiarato che l’Uganda è una delle nazioni che ha estratto risorse naturali illegalmente dalla RDC.

LA PRIMA GUERRA DEL CONGO

gue2La prima guerra del Congo inizio nel 1996, qundo il Rwanda diventò sempre più preoccupato che parti delle milizie del Rassemblement Dèmocratique pour le Rwanda, che stavano attuando delle scorribande oltreconfine dallo Zaire, stessero progettando un’invasione.Il nuovo governo Tutsi del Ruanda espose le proprie proeste sulla violazione della propria integrità territoriale ed iniziò a fornire armi ai Tutsti Banyamulenge dell’esr Zaire. Questo interventò fu vigorosamente denunciato dal governo di Mobutu, che non possedeva però alcuna possibilità militare per opporvisi, e uno scarso capitale politico da utilizzare.

Col supporto attivo di Rwanda, Uganda ed Angola, i ribelli di Laurent-Dèsirè Kabila conquistarono i territori muovendosi lungo il corso del fiume Congo ed incotrando scarsa resistenza da parte del regime di Mobutu, ormai allo sfascio. La gran parte dei combattenti di Kabila erano Tutsi e molti erano veterani dai conflitti che hanno colpito la regione dei Grandi Laghi. Lo stesso Kabila aveva credibiltià perchè era stato per molto tempo un oppositore al regime di Mobutu e un sostenitore di Patrice Lumumba, il primo Primo ministro del Congo indipendente, che era stato ucciso e rovesciato da un’alleanza di forze politiche esterne ed interne, per essere poi rimpiazzato dall’allora luogotenente poi generale Mobutu nel 1965.
Kabila si era dichiarato marxista e si era definito un ammiratore di Mao Zedong. Aveva condotto ribellioni armate nello Zaire dell’est per circa vent’anni, anche se, secondo il rendiconto fatto da Che Guevara sui primi anni di guerra, era un leader indipendente e senza ispiratori.

L’esercito di Kabila iniziò un lento movimento verso ovest nel dicembre del 1996, in prossimità della fine della crisi dei rifugiati della regione dei Grandi Laghi, prendendo possesso delle città di confine e delle miniere e consolidandone il controllo. Sono stati riportati massacri e brutali repressioni da parte dell’esercito ribelle. Un osservatore ONU per i diritti umani ha pubblicato un rapporto che contiene prove del coinvolgimento dell’ADFLC di Kabila nei massacri, e che sostiene che almeno 60.000 civili siano stati uccisi dall’esercito durante la sua avanzata (un’affemazione negata con forza dall’ADFLC). Robert Garreton afferma che le sue indagini a Goma hanno trovato che ci sono state sparizioni di persone, torture ed uccisioni. Egli cita anche Moese Nyarugabo, aiutante di Mobutu, il quale affemava che le uccisioni e le scomparse devono essere messe nel conto, in un periodo di guerra…

gue4Le forze di Kabila lanciarono un’offensiva nel marzo del 1997 e chiesero al governo di arrendersi. Il 27 marzo i ribelli presero Kasenga. Il governo negò che i ribelli stessero vincendo ed iniziò un lungo disegno di false affermazioni da parte del ministro della Difesa a riguardo della progeessione e della condotta della guerra.

Furono proposte negoziazioni alla fine di marzo e il 2 aprile fu nominato un nuovo Primo Ministro, Etienne Tshisekedi, un oppositore di Mobutu da lungo tempo. Kabila, dalla sua posizione che controllava circa un quarto del paese, considerò questo atto irrilevnate e avvisò Tshisekedi che non avrebbe avuto alcuna posizione nel nuovo governo se avesse accettato quel posto.

Nel mese di aprile l’ADFLC avanzò in modo consistente lungo il fiume ed entro maggio si trovò ai confini di Kinshasa. Il 16 maggio 1997 l’armata multinazionale capeggiata da Kabila combattè per assicurarsi l’aeroporto di Lumbashi dopo che le trattative di pace si erano interrotte e Mobutu aveva lasciato il paese. Mobutu morì il 7 settembre dello stesso anno in Marocco. Essendosi assicurato la vittoria Kabila controllava Kinshasa. Si autoproclamò presidente lo stesso giorno ed ordinò immediatamente una violenta razzia per ristabilire l’ordine. Poi iniziò un tentativo per riorganizzare lo Stato.

gue3Nonostante il movimento delle linee del fronte, i combattimenti continuavano all’interno del paese. Anche quando le forze ribelli avanzavano verso Kinshasa, le forze governative continuarono a combattere per il controllo delle città dell’est del paese. Anche i militari Hutu, con i quali Kabila stava cooperando, erano una forza armata significativa nell’est. Ciononostante, la caduta della capitale e del presidente Kabila, il quale aveva impiegato le settimane precedenti a cercare disperatamente l’aiuto di varie nazioni africane e di Cuba, sembrava sempre più sicura.

L’offensiva ribelle fu iprovvisamente rovesciata quando gli sforzi diplomatici di Kablia cominciarono a portare frutto. I congolesi dell’est mostrarono un forte senzo nazionalistico e il rifiuto per la seconda invasione di Ruanda ed Uganda in due anni. Le prime nazioni africane a rispondere alla richiesta di aiuto di Kablia erano compagni membri del SADC (comunità di sviluppo dell’Africa del Sud). Mentre ufficialmente i membri del SADC sono legati da un mutuo obbligo di difesa nel caso di un’aggressione esterna, molte nazioni membre presero una posizione neutrale nei confronti del conflitto. Comunque i governi di Zimbabwe, Angola e Namibia aiutarono il govenro di Kabila dopo un incontro ad Harare, Zimbabwe, il 19 agosto. Parecchie altre nazioni si unirono a Kabila nelle settimane successive; Ciad, Libia e Sudan.

gue5Così cominciò una guerra su molti fronti. Nel settembre del 1998, le forze delo Zimbabwe volate a Kinshasa tenero lontano un’avanzata ribelle che aveva raggiunto i confini della capitale, mentre le forze angolane attaccarono verso nord dai propri confini e verso est dal tyerritorio angolano di Cabinda, contro le forze ribelli assedianti. Questo intervento operato da numerose nazioni salvò il governo di Kabila, e spinse i fronti di combattimento ribelli lontano dalla capitale. Comunque fu incapace di sconfiggere le forze ribelli e l’avanzata minacciò di aumentare fino ad un vero e prorpio conflitto contro gli eserciti nazionali di Uganda e Ruanda, che formavano parte del movimento ribelle.

Nel Novembre 1998 fu riconoscituo un nuovo movimento ribelle appoggiato dall’Uganda nel nord del paese, l’MLC, movimento per la liberazione del Congo. Il 6 novembre il presidente ruandese Paul Kagame ammise per la prima volta che forze armate ruandesi stavano assistendo i ribelli del RCD per ragioni di sicurezza, apparentemente dopo la richiesta di Nelson Mandela di far avanzare le trattative di pace. Il 18 gennaio 1999 Rwanda, Uganda, Angola, Namibia e Zimbabwe si accordarono per un cessate il fuoco in un summit a Windhoek (Namibia), ma la RDC non fu invitata. Così i combattimenti continuarono.

Al di fuori dell’Africa, molti stati rimasero neutrali, ma era urgente far cessare la violenza. Gli stati non africani erano molto riluttanti ad inviare truppe nella regione. Una serie di società occidentali di sfruttamento minerario e diamantifero, in particolare di USA, Canada, Australia e Giappone supportarono il governo di Kabila in cambio di accordi d’affari in entrambe le guerre. Questo modo di fare attirò una critica sostanziale dai gruppi per i diritti umani.

GOVERNI ESTERI IN APPOGGIO DEL GOVERNO CONGOLESE

ZIMBABWE
Il governo dello Zimbabwe mandò truppe in appoggio di Kabila nel 1998. Il presidente Mugabe, allettato dalle risorse naturali aveva il desiderio di aumentare il proprio potere e prestigio in Africa. Egli fu il più ardente sostenitore’intervento a fianco di Kabila. Kabila e Mugabe hanno siglato un contratto di 200 milini di dollari che coinvolge società di proprietà di Mugabe e della sua famiglia, e ci furono parecchi riferimenti nel 1998 a contratti minerari che sono stati negoziati con compagnie minerarie sotto il controllo della famiglia di Mugabe.
Mugabe infatti si risentì di essere stato “spiazzato” dal sudafricano Nelson Mandela come primo statista dell’africa australe. Questa guerre era la chance di affrontare un altro importante presidente africano: Yoweri Museveni dell’Uganda. Come capo dell’organo politico, di difesa e della sicurezza del SADCA, Mugabe credeva di poter ritrovare la sua posizione di primo piano nello scacchiere politico africano prestando aiuto a Kabila. Mugabe vendette la guerra come un tentativo di sostenere “un governo democraticamente eletto”. Il coinvolgimento nella guerra innescò un precipitoso declino nell’economia dello Zimbabwe e nel valore della moneta nazionale. Inoltre causò numerosi ammanchi nella moneta corrente.

ANGOLA
Il governo dell’Angola aveva combattuto contro Mobutu Sèsè Seko durante la prima guerra del Congo perchè il dittatore aveva appoggiato i ribelli dell’UNITA durante la guerra civile angolana. Il governo angolano voleva eliminare le operazioni militari dell’UNITA nel Congo meridionale., che scambiava diamanti estratti dalle zone dell’Angola possedute dai ribelli in cambio di armi provenienti dall’estero. L’Angola non confidava affatto che un nuovo presidente congolese sarebbe stato, in questo campo, più affidabile di Kabila e aveva paura che i contiunui combattimenti nella zona avrebbero portato ad un vuoto di potere che avrebbe solamente aiutato l’UNITA. L’intervento delle esperte truppe angolane fu essenziale per l’esito di entrambe le guerre del Congo.

NAMIBIA
Il presidente Sam Nujoma aveva interessin in Congo simili a quelli di Mugabe, avendo egli parecchi membri della sua famiglia coinvolti profondamente nelle miniere congolesi. La Namibia in sè aveva scarsi motivi di interesse nazionale ad intervenire nella guerra e l’intervento militare di questo stato fu visto con sgomento dai suoi cittadini e fu considerato un oltraggio dall’opposizione politica.

CIAD
Kabila originariamente non aveva dato credito alla possibilità di un supporto militare dall’Africa francofona, ma dopo un vertice a Libreville (Gabon) il 24 settembre, il ciad accettò di mandare duemila soldati. La Francia aveva incoraggiato il Ciad ad accettare al fine di riguadagnare influenza in una regione in cui i Francesi erano caduti in disgrazia dopo il genocidio ruandese del 1994.

LIBIA
Il governo di Muammar al-Gaddafi offrì gli aerei per trasoprtare i soldati dal Ciad, il che è sorprendente se consideriamo le non facili relazioni tra le due nazioni. Gaddafi potrebbe avere vistoin questo una maniera di profitto finanziario, ma è anche probabile che sia stato invogliato dal desiderio di rompere l’isolamento internazionale imposto sulla Libai dagli Stati Uniti dopo l’esplosione del volo Pan Am 103 sopra a Lockerbie (Scozia) avvenuta nel 1988.

SUDAN
Rapporti non confermati indicavano che forze governative sudanesi stessero combattendo le truppe ribelli nella provincia orientale vicino ai confini ugandesi e sudanesi. Comunque il Sudan non fu mai una significativa presenza militare nella RDC, anche se continuò ad offrire supporto estensivo a tre gruppi ribelli ugandesi -la Lord’s Resistance Army, il Uganda National Rescue Front II e le Allied Democratic Forces-in rappresaglia per il supporto ugnadese al Sudan People’s Liberation Army.

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