acqua

Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso,
indispensabile, a tutte le attività umane.

L’acqua nel mondo

acqua1Il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua ma il 97,5% è salata. Del restante 2,5 % solo l’1% è utilizzabile per le attività umane (La restante parte è soprattutto sotto forma di ghiaccio). Di questo 1%, il 93% viene impiegato per usi agricoli.
Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la sopravvivenza umana è di 5 litri d’acqua nelle 24 ore. Senza cibo si può vivere un mese. Senz’acqua non si supera una settimana.
Per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d’acqua al giorno per ogni essere umano. In realtà, per miliardi di persone disporre di 50 litri d’acqua ogni giorno è pura utopia, al punto che le Nazioni Unite hanno fissato in 40 litri il diritto minimo all’acqua come obiettivo di mobilitazione della Giornata Mondiale del 22 marzo.

Nel mondo si passa da una disponibilità media di 425 litri al giorno di un abitante degli Stati Uniti ai 10 litri al giorno di un abitante del Madagascar, da 237 in Italia a 150 in Francia.

Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d’acqua al giorno per una famiglia canadese, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana.
L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma, però, che al di sotto della soglia di 50 litri d’acqua al giorno si può già parlare di sofferenza per mancanza di acqua e che il 40% della razza umana vive in condizioni igieniche impossibili soprattutto per carenza di acqua. Un abitante su due della Terra, tre miliardi di persone, abita in case che non hanno sistema fognario.

Attualmente un abitante della terra su cinque non ha acqua potabile a sufficienza: 1,2 miliardi di persone.

In 29 Paesi il 65% della popolazione è al di sotto del fabbisogno idrico vitale. Oltre 1 miliardo di persone beve acqua “non sicura”. 3,4 milioni di persone ogni anno (5 mila bambini al giorno) muoiono a causa di malattie trasmesse dall’acqua.
L’acqua in Italia

155 mld di mc disponibilità annua teorica d’acqua per usi civili e produttivi. 2700 mc quota pro-capite per abitante. Il 97% dell’acqua dolce in Italia è nelle falde acquifere.
Gran parte di queste falde sono alimentate da territori sottoposti a tutela. Irregolarità dei deflussi e inefficienze riducono questa disponibilità a 110 mld di mc e a 2000 mc. pro-capite. L’acqua effettivamente utilizzabile per tutti gli usi scende a 42 miliardi di mc. ossia a 764 mc. a persona equivalenti a 764 mila litri a persona l’anno a poco più di 2000 litri a persona al giorno.

acqua2La disponibilità d’acqua diminuisce ogni anno, le località in emergenza idrica crescono di numero, i costi ed i prezzi dell’acqua sono in rapido aumento.

Il 15% della popolazione italiana, ossia circa otto milioni di persone per quattro mesi l’anno (giugno settembre) è sotto la soglia del fabbisogno idrico minimo di 50 litri di acqua al giorno a persona.
Il 30% dell’acqua che entra nelle condotte idriche si perde per strada e non arriva nelle case.
Il 40% dell’acqua per irrigazione (pari al 70% medio dei consumi totali) si perde lungo le tubazioni dalle sorgenti, dagli invasi alle prese e agli idranti.

In tutto il Bacino del Mediterraneo, Italia compresa, nell’ultimo secolo si è verificata una diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa il 20%, accompagnata da un aumento delle temperature di 1,5 gradi C. Gli scienziati ci dicono che il clima è di per sè una variabile in continua evoluzione e che l’anomalia climatica che stiamo vivendo consiste nel fatto che, diversamente dal passato, all’aumento della temperatura non corrisponde un incremento delle precipitazioni. E queste si concentrano in periodi di pioggia brevi ed intensi, provocando piene fluviali e inondazioni eccezionali.

Penuria e improvvise e torrenziali abbondanze costituiscono una seria minaccia da fronteggiare per uomini e cose, per l’ambiente e la natura, per l’economia e le produzioni agricole. La cattiva gestione delle acque di scarto, d’altro verso, contaminate con sostanze chimiche e da altre scorie, sta inquinando le riserve idriche che pur essendo rinnovabili rimangono sempre costanti.
La riserva idrica è impoverita dallo sfruttamento delle falde acquifere e dalla incapacità delle stesse di rigenerarsi. Viene alterato l’ecosistema fluviale, impedito il deflusso regolare delle acque e dei sedimenti con effetti devastanti sugli equilibri del sistema idrogeologico e del ciclo naturale dell’acqua.

Nel recente passato in Italia l’acqua era gestita da 7 mila enti e soggetti diversi attraverso 13 mila acquedotti. Nonostante la riforma del sistema idrico approvata dal Parlamento nel 1994 gran parte di questa frammentazione è ancora presente con conseguenze letali per la gestione complessiva della risorsa acqua. Il riciclo e il riutilizzo dell’acqua in Italia non esistono, non sono praticati.

acqua3A differenza di altri beni di primaria importanza, come il petrolio, il rame o il grano, l’acqua non è sostituibile nella maggior parte dei suoi impieghi e non è economicamente conveniente il suo trasporto a distanze superiori a qualche centinaio di chilometri.
A causa della crescita delle attività umane, la disponibilità di acqua potabile per persona sta diminuendo. La negazione sempre più diffusa del diritto all’acqua ha conseguenze terribili. All’inizio del terzo millennio si calcolava che oltre un miliardo di persone non avesse accesso all’acqua potabile e che il 40% della popolazione mondiale non potesse permettersi il lusso dell’acqua dolce per una minima igiene.
La conseguenza è che nel 2006 trentamila persone sono morte ogni giorno nel mondo per cause riconducibili alla mancanza d’acqua. Inoltre il World Water Development Report dell’UNESCO nel 2003 indica chiaramente che nei prossimi vent’anni la quantità d’acqua disponibile per ogni persona diminuirà del 30%.
Per questo l’acqua è una risorsa strategica per molti Paesi.
Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, nel 1995 affermò: “Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua”.
Ad oggi molti popoli sono stati coinvolti in una lunga successione di conflitti, armati e politici, per l’accesso all’acqua. Forti tensioni governano alcuni rapporti diplomatici proprio per il controllo sulle riserve acquifere. Dal conflitto indo-pakistano in Punjab alla Turchia dove nel 1989 l’allora primo ministro Turgut Ozal minacciò di tagliare la fornitura d’acqua alla Siria se non avesse espulso il PKK, Partito dei lavoratori del Kurdistan. Dal conflitto per le acque del Nilo tra Egitto ed Etiopia all’idro-jihad lanciata dalle popolazioni nomadi del Tigri e dell’Eufrate contro il gigantesco progetto fluviale di Saddam Hussein.
In Medioriente l’”apartheid dell’acqua” a danno dei palestinesi alimenta il conflitto con Israele, che occupa dal 1967 la Cisgiordania e le alture del Golan e, dopo aver occupato dal 1982 al 2000 la cosiddetta “fascia di sicurezza” nel Libano meridionale, è ancora presente nella zona del Libano meridionale detta “Fattorie di Sheba’a”, attraverso la quale passano i fiumi Wazzani e Hasbani, che alimentano il fiume Giordano. Il Giordano, a sua volta, alimenta il Lago di Tiberiade, principale fonte di acqua dolce per Israele e Giordania.
Il dibattito sulle soluzioni

Il problema della diminuzione delle riserve acquifere ha tre soluzioni praticabili:

- un deciso aumento della produzione;
- una migliore distribuzione;
- un minore spreco.

L’acqua pulita è quotata come il petrolio del futuro, facendo del Canada, con la sua naturale abbondanza d’acqua, la potenza più grande del mondo. L’acqua dolce, ora più preziosa che mai per il suo uso estensivo in agricoltura, nelle manifatture ad alta tecnologia e per la produzione di energia idroelettrica, sta pian piano acquisendo l’attenzione della gente per una gestione più intelligente e un uso sostenibile.
L’acqua salata non è adatta a nessuna delle suddette applicazioni. Il sale elimina la fertilità dei terreni, impedendo successivi raccolti; incrosta le turbine e le pale di una centrale, e in generale i componenti meccanici di un’industria manifatturiera.

acqua4L’acqua del mare è presente in una quantità pressochè infinita sulla Terra, e potrebbe risolvere definitivamente il problema della siccità nel mondo, se si riuscisse a ricavarne acqua dolce. La tecnica di desalinazione più usata e meno costosa, al momento, utilizza l’osmosi inversa, ma è comunque dispendiosa dal punto di vista energetico (6 kWh/m3 di acqua). Fra le ipotesi discusse, si è pensato all’utilizzo di reattori nucleari per alimentare gli impianti, oppure ad un eolico off-shore in cui le pale al largo nel mare forniscono l’energia che serve ai desalinatori sottostanti per depurare l’acqua e pomparla fino alla costa.
Israele è un Paese pioniere nel trattamento delle acque reflue e marine, ed ha raggiunto una percentuale del 13% del fabbisogno idrico nazionale soddisfatta dalla desalinazione. Il costo al metro cubo di acqua desalinizzata è sceso sotto i 57 centesimi di euro, divenendo competitivo con quello della acqua dolce pompata direttamente fino alle utenze finali.
Ad Ashkelon, a sud di Tel Aviv, si trova il più grande desalinizzatore al mondo con una portata di 100 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno. L’acqua marina è pompata all’interno di 3000 cartucce contenenti ciascuna 37 mq di membrane, ad una pressione di 72 bar, con la quale metà dell’acqua diviene dolce e potabile, cedendo il proprio contenuto di sale al restante di 50% che ricade in mare con una salinità raddoppiata.
I governi di molti Paesi hanno programmato di distribuire l’acqua ai bisognosi gratuitamente. Altri sostengono che il meccanismo del mercato e della libera iniziativa privata sia più adeguato alla gestione di questa preziosa risorsa e al finanziamento per la costruzione di pozzi, cisterne e dighe.

acqua5La rarità del bene e il conseguente rialzo dei prezzi dovrebbe indurre al risparmio idrico, così come la concorrenza fra società idriche, per ottenere in esclusiva la gestione in un certo territorio, dovrebbe spingere all’ammodernamento degli impianti e alla riduzione delle perdite negli acquedotti. Tali società, non essendo enti pubblici, non sarebbero legate ad un obbligo di trattamento paritetico per tutti i clienti e tenderebbero a fare condizioni di favore ai clienti industriali e agricoli, che incidono su alte percentuali del loro fatturato; in un ottica di profitto, e dato il potere contrattuale dei maggiori utenti di risorse idriche, è probabile l’adozione di schemi tariffari che prevedono sconti quantità, e in questo modo disincentivano il risparmio, premiando i maggiori consumatori di risorse idriche.
L’80% dell’acqua dolce è destinata all’agricoltura per l’irrigazione e all’industria, mentre solo una minima parte serve le utenze civili. Ma le tecnologie tradizionali in agricoltura generano uno spreco enorme: nelle ore calde, buona parte dell’acqua destinata all’irrigazione di aree aperte, evapora. Gli impianti tradizionali inoltre non rilevano l’umidità del terreno e se è satura la sua capacità di assorbimento, oltre la quale l’acqua irrigata evapora o si perde in superficie senza nutrire le coltivazioni, la percentuale di spreco è molto alta.
Gli impianti di irrigazione a microgoccia sono una tecnologia che consente di abbattere di alcuni ordini di grandezza i consumi idrici in agricoltura, soprattutto se integrati con canalizzazioni per la microirrigazione interrate, che portano l’acqua direttamente alle radici delle piante, evitando le perdite per evaporazione e la dispersione nel terreno. Oltre all’acqua, arrivano micronutirienti e fosfati, abbattendo i rischi d inquinamento dei terreni e i costi di concimazione.
Anche nel caso dell’industria, vi sono margini di efficienza attraverso la depurazione degli scarichi e il riutilizzo delle acque reflue negli stessi impianti industriali o per l’irrigazione, contenendo le emissioni inquinanti nelle falde acquifere, dalle quali si attinge l’acqua potabile.
Alcune ulteriori fonti di risparmio idrico sono rappresentate dalla raccolta di acqua piovana in apposite cisterne, in particolare per l’irrigazione, dall’utilizzo di acqua di condensa ottenuta tramite deumidificatori o di altri sistemi in grado ad esempio di ricavare acqua dolce dalla condensa della nebbia.

Il mercato dell’acqua minerale

acqua6Il mercato dell’acqua minerale è l’esempio trattato nel modello dell’oligopolio di Cournot. Si tratta di un mercato a costo variabile marginale, pari a quello della sola bottiglia, e il costo fisso della concessione. Il mercato è molto remunerativo, se si considera che un litro di acqua in bottiglia costa circa quanto 1000 litri di acqua del rubinetto (circa 0.80-1 euro al m3 di acqua, che equivale appunto a 1000 litri).
Si tratta inoltre di un mercato derivante da un “bisogno indotto”, sostenuto dall’incessante pubblicità che conferisce proprietà “quasi miracolose” alla costosissima acqua imbottigliata. All’acqua minerale sono di volta in volta attribuite particolari proprietà nutritive o terapeutiche che l’acqua del rubinetto non dovrebbe possedere, tali da giustificare il costo molto maggiore del litro di acqua in bottiglia.
In realtà l’acqua di rubinetto è strettamente controllata (la legge prevede controlli giornalieri molto severi), e spesso l’acqua che viene distribuita negli acquedotti cittadini è di ottima qualità, anche superiore a quella delle acque in bottiglia (o perlomeno, il suo costo superiore non è giustificato). Non sono necessari neanche i pubblicizzati sistemi di filtraggio, che spesso peggiorano la qualità dell’acqua.

La legge italiana impone per l’acqua potabile da rubinetto controlli a frequenza quotidiana, con limiti molto più stringenti e su un numero di parametri molto più alto di quelli previsti per le acque in bottiglia, garantendo, a detta di vari geologi, una migliore qualità all’acqua del rubinetto rispetto a quella imbottigliata.

La principale voce di costo nel prezzo dell’acqua è quello del trasporto, e come nel caso degli acquedotti, anche per quelle minerali ha poco senso dal punto di vista logistico il trasporto a centinaia di chilometri, se non in altre nazioni. Le acque meno costose sono quindi quelle imbottigliate a livello locale.

Carta Europea dell’Acqua

(promulgata a Strasburgo il 6 Maggio 1968 dal Consiglio d’Europa)

1. Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso, indispensabile, a tutte le attività umane.
2. Le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. E’ indispensabile preservarle, controllarle e, se possibile, accrescerle.
3. Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi che da lui dipendono.
4. La qualità dell’acqua deve essere tale da soddisfare tutte le esigenze delle utilizzazioni previste, ma deve sopratutto soddisfare le esigenze della salute pubblica.
5. Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata, è restituita, al suo ambiente naturale, essa non deve compromettere i possibili usi, tanto pubblici che privati che in questo ambiente potranno essere fatti.
6. La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale, è essenziale per la conservazione delle risorse idriche.
7. Le risorse idriche devono formare oggetto di inventario.
8. La buona gestione dell’acqua deve formare oggetto di un piano stabilito dalle autorità competenti.
9. La salvaguardia dell’acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica.
10. L’acqua è un patrimonio comune, il cui valore deve essere riconosciuto da tutti.
11. La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bacino naturale piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.
12. L’acqua non ha frontiere. Essa ha una risorsa comune, che necessita di una cooperazione internazionale.

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