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	<description>Andare è solo l&#039;inizio</description>
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		<title>La corsa al saccheggio del Congo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la comunità internazionale era intenta a seguire lo svolgimento dell’aggressione israeliana nella striscia di Gaza, a inizio settimana l’esercito ribelle che opera nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo è entrato pressoché indisturbato nella importante città di Goma, popolata da un milione di abitanti, prendendone possesso di fronte ad un impotente contingente militare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2010/01/risorse.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2058" title="risorse" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2010/01/risorse-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Mentre la comunità internazionale era intenta a seguire lo svolgimento dell’aggressione israeliana nella striscia di Gaza, a inizio settimana l’esercito ribelle che opera nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo è entrato pressoché indisturbato nella importante città di Goma, popolata da un milione di abitanti, prendendone possesso di fronte ad un impotente contingente militare delle Nazioni Unite.</p>
<p>Subito dopo, migliaia di poliziotti e soldati dell’esercito regolare si sono uniti alle forze ribelli, i cui leader, nonostante gli appelli internazionali, hanno annunciato di volersi dirigere verso la capitale, Kinshasa, per costringere il presidente, Joseph Kabila, a dimettersi e “liberare” così l’intero paese centro-africano.</p>
<p>Il prossimo immediato obiettivo della milizia M23 sembra essere la città di Bukavu, capitale della provincia Sud-Kivu situata sull’omonimo lago. Sotto il controllo dei ribelli sarebbe già caduta la località di Sake, ad una trentina di chilometri da Goma, dove giovedì sono stati registrati scontri con le forze armate. Secondo quanto riportato mercoledì dalla Associated Press, nel corso di un raduno organizzato dai ribelli presso lo stadio di quest’ultima città, più di duemila soldati e 700 poliziotti hanno consegnato le loro armi all’M23, mentre a Bukavu la popolazione è già scesa nelle strade per manifestare contro il governo centrale e a favore dei guerriglieri in arrivo.</p>
<p>I soldati dell’esercito regolare sono rimasti invece in gran parte in attesa di ordini dalle autorità di Kinshasa presso una località nelle vicinanze di Goma. I militari della missione MONUSCO dell’ONU, a loro volta, non hanno potuto muovere un dito per contrastare l’avanzata dei ribelli perché ciò non rientra nel loro mandato in Congo.</p>
<p>Per venire a capo della crisi, intanto, il presidente congolese Kabila si è recato nella capitale dell’Uganda, Kampala, per incontrare il presidente del vicino Ruanda, Paul Kagame, e discutere dell’emergenza in corso grazie alla mediazione del presidente ugandese, Yoweri Museveni. Secondo alcuni media, visto l’aggravarsi della situazione, Kabila sarebbe sul punto di accettare un confronto diretto con i vertici dell’M23, cosa che si era sempre rifiutato di fare. Per il momento, tuttavia, l’unica concessione ufficiale del presidente ai ribelli sarebbe la promessa di valutare le loro richieste.</p>
<p>La nuova crisi in Congo è stata discussa anche alle Nazioni Unite, dove martedì il Consiglio di Sicurezza ha approvato all’unanimità una serie di sanzioni nei confronti dei leader dell’M23, ai quali è stato chiesto di ritirarsi da Goma. Contemporaneamente, il Consiglio di Sicurezza ha esortato i paesi vicini a interrompere l’appoggio garantito ai ribelli, senza però nominare i due governi responsabili, quelli di Uganda e soprattutto Ruanda, già accusati da un recente rapporto dell’ONU di fomentare il caos in Congo, finanziando e fornendo armi clandestinamente all’M23 e alle formazioni militari che lo hanno preceduto.</p>
<p>L’avanzata fin qui inarrestabile di una milizia composta da non più di tremila uomini, e che è stata spesso definita come disordinata e priva di disciplina, dipende, oltre che dall’appoggio decisivo di Ruanda e Uganda, anche dalla diffusa impopolarità del governo centrale, universalmente considerato inefficace e corrotto.</p>
<p>La ribellione nel Congo orientale è di lunga data ma il cosiddetto gruppo M23 (ufficialmente CNDP o Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo) è stato creato solo lo scorso mese di aprile sotto la guida dell’ex generale dell’esercito regolare, Bosco Ntaganda, nato in Ruanda e colpito fin dal 2006 da un mandato di cattura del Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l’umanità.</p>
<p>I membri di questa milizia sono in gran parte soldati disertori ed ex appartenenti alle precedenti organizzazioni ribelli che avrebbero dovuto essere integrati nelle forze armate congolesi in base ad un accordo siglato con il governo di Kinshasa il 23 marzo 2009, da cui il nome del loro gruppo. I leader che hanno fondato l’M23 avevano garantito il loro pieno appoggio alla candidatura del presidente Kabila nelle discusse elezioni presidenziali del novembre 2011 ma la rottura è arrivata di lì a poco, a loro dire a causa delle mancate promesse previste dall’accordo.</p>
<p>Il sostegno principale alle formazioni ribelli che agiscono da tempo nelle regioni orientali del Congo è garantito dal governo di etnia Tutsi del Ruanda, guidato da Paul Kagame. Già nel 1996 e nel 1998 il regime di Kigali aveva contribuito ad alimentare un’escalation di scontri e violenze nel paese vicino, tenendo nascosto il proprio coinvolgimento mentre stava dispiegando migliaia di truppe oltre il confine occidentale. Secondo il già citato rapporto dell’ONU, l’M23, così come i suoi predecessori, non è soltanto un gruppo ribelle finanziato e armato dal Ruanda ma addirittura un estensione dell’esercito ruandese, comandato dal ministro della Difesa di Kigali.</p>
<p>La protezione offerta dal Ruanda alle forze ribelli congolesi è legata in primo luogo al tentativo di controllare il redditizio commercio delle ingenti risorse naturali conservate nei territori orientali di questo travagliato paese. Questa strategia di continua destabilizzazione del Congo, messa in atto dal presidente Kagame, è stata resa possibile dal fatto che il Ruanda uscito dal genocidio del 1994 è uno stretto alleato dell’occidente e, in particolare, degli Stati Uniti.</p>
<p>Solo recentemente, perciò, la comunità internazionale ha iniziato a puntare il dito in maniera aperta contro il regime di Kigali, accusato di manovrare forze ribelli che, secondo le organizzazioni a difesa dei diritti umani, sono responsabili di massacri etnici, stupri di massa, omicidi, torture, rapimenti e sfruttamento di bambini-soldato.</p>
<p>Il motivo del cambiato atteggiamento nei confronti del Ruanda, sottolineato anche dal recente invito rivolto dagli Stati Uniti a Paul Kagame di porre fine al finanziamento dei ribelli in Congo, non è dovuto soltanto alle aumentate pressioni internazionali, ma anche a calcoli geo-strategici che riguardano un’area così ricca di risorse naturali nel continente africano. In particolare, come hanno messo in evidenza alcuni documenti diplomatici resi noti da WikiLeaks, gli Stati Uniti vedono con crescente apprensione i legami economici sempre più stretti tra il Ruanda e la Cina.</p>
<p>Il cambiamento di toni dell’amministrazione Obama nei confronti del governo ruandese rivela dunque il consueto cinismo che contraddistingue la politica estera americana, visto che Kagame è stato per quasi due decenni un partner affidabile degli Stati Uniti, nonostante siano da tempo note non solo le manovre del suo governo in Congo, ma anche le responsabilità nello scatenamento del genocidio del 1994 e i crimini contro l’umanità commessi dalle forze ribelli Tutsi, che l’attuale presidente comandava, nel rovesciamento del precedente governo Hutu con l’appoggio dell’esercito ugandese.</p>
<p>Mercoledì, in ogni caso, Ruanda e Uganda hanno chiesto ai ribelli di ritirarsi da Goma e di interrompere la loro offensiva. Il comunicato emesso da Kampala da Museveni e Kagame afferma anche che i loro governi sono impegnati nelle trattative per il raggiungimento di una tregua in Congo. I timori dei due sponsor dell’M23 sono legati sia ad una possibile destabilizzazione totale del paese vicino sia alle conseguenze che entrambi sarebbero costretti a pagare nei rapporti con l’Occidente in caso di un’escalation incontrollata della crisi.</p>
<p>L’appello dei loro protettori è stato però respinto dai leader dell’M23, tanto che il responsabile del braccio politico del gruppo, Jean-Marie Runiga, l’altro giorno ha affermato senza mezzi termini che Ruanda e Uganda non hanno alcun diritto di imporre il loro volere sulla milizia ribelle. Runiga ha poi confermato la volontà dell’M23 di avanzare nel paese fino a quando il presidente Kabila non accetterà di intraprendere un negoziato diretto.</p>
<p>Nel frattempo, il conto della crisi continua ad essere pagato a caro prezzo dalla popolazione civile di un paese che, a fronte di vaste riserve di diamanti, oro, cobalto, rame, petrolio e legame, rimane uno dei più poveri e sottosviluppati del pianeta. In questa regione dell’Africa centrale si scontrano infatti disparati interessi che fanno capo ai paesi vicini e alle varie potenze internazionali, finendo per alimentare perenni conflitti etnici, ribellioni e crisi di difficile soluzione come quella attualmente in atto.</p>
<p>[<a href="http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o36453:e1" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>SENZA GIRI DI PAROLE, ECCO CHI C’È DIETRO I RIBELLI DEL M23 SECONDO L’ONU</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 07:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il governo del Rwandacontinua a violare l’embargo sulle armi fornendo sostegno militare diretto ai ribelli del M23, facilitando le operazioni di reclutamento, incoraggiando e favorendo diserzioni dalle forze armate della Repubblica democratica Congo, e fornendo armi, munizioni, nonché intelligence e consulenze. La catena di comando ‘de facto’ del M23 include il generale Bosco Ntaganda e culmina col ministro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2012/11/ruanda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2886" title="ruanda" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2012/11/ruanda-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>“Il governo del <a title="Post taggati con rwanda" href="http://www.atlasweb.it/tag/rwanda" rel="tag">Rwanda</a>continua a violare l’embargo sulle armi fornendo sostegno militare diretto ai ribelli del M23, facilitando le operazioni di reclutamento, incoraggiando e favorendo diserzioni dalle forze armate della Repubblica democratica Congo, e fornendo armi, munizioni, nonché intelligence e consulenze. La catena di comando ‘de facto’ del M23 include il generale <a title="Post taggati con Bosco Ntaganda" href="http://www.atlasweb.it/tag/bosco-ntaganda" rel="tag">Bosco Ntaganda</a> e culmina col ministro della Difesa del <a title="Post taggati con rwanda" href="http://www.atlasweb.it/tag/rwanda" rel="tag">Rwanda</a>, generale James Kabarebe”: a sostenerlo non è un funzionario del governo centrale congolese o qualche nazionalista delle province orientali congolesi, ma la prima pagina del rapporto finale sulle violazioni all’embargo sulle armi per la R.d. del Congo redatto dal gruppo di esperti incaricati dalle Nazioni Unite.</p>
<p>Nelle 204 pagine di rapporto, gli esperti dell’<a title="Post taggati con onu" href="http://www.atlasweb.it/tag/onu" rel="tag">Onu</a> non si sono limitati a fornire un quadro generale sulla base delle informazioni raccolte, hanno proprio pubblicato le informazioni. E così il corposo fascicolo, <a href="http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=S%2F2012%2F843" target="_blank">che Atlas ha visionato e che potete leggere o scaricare a questo link</a>, contiene prove, foto, schede dei vertici del M23, scambi di mail, documenti dei servizi segreti ugandesi e ruandesi, fotocopie delle ricevute per il pagamento delle tasse per l’esportazione di minerali, o dei codici che fanno figurare i minerali esportati illegalmente dal territorio congolese come fossero minerali provenienti dal Rwanda.</p>
<p>Insomma una corposa e dettagliata documentazione che porta alla luce quello che tutti sapevano ma che finora poteva essere smentito dai vari attori in gioco.</p>
<p>Altrettanto interessante il fatto che la documentazione finale – gli esperti sottolineano di non aver ritenuto corretto modificare la bozza circolata alcuni mesi fa neanche dopo aver ricevuto le rettifiche o presunte correzioni inviate dai governi di <a title="Post taggati con uganda" href="http://www.atlasweb.it/tag/uganda" rel="tag">Uganda</a> e Rwanda, andati su tutte le furie quando circolarono alcune anticipazioni – sia stata spedita al Consiglio di Sicurezza solo una decina di giorni fa, il 12 Novembre 2012.</p>
<p>Ma leggiamo ancora dall’Executive Summary, la sintesi che introduce il rapporto:</p>
<p>Una foto dell&#8217;incontro di mercoledì tra i presidenti di (da sinistra) Rwanda, Paul Kagame, Uganda, Yoweri Museveni, e R.d. Congo, Joseph Kabila.</p>
<p>“Anche funzionari di primo piano del governo ugandese hanno fornito sostegno al M23 attraverso l’invio diretto di rinforzi militari in territorio congolese, consegna di armi, assistenza tecnica, pianificazioni congiunte, consulenze politiche e facilitando le relazioni esterne. Unità dell’Ugandan People’s Defence Forces (Updf, l’esercito ugandese, ndr) e del Rwandan Defence Forces hanno sostenuto congiuntamente l’M23 in una serie di attacchi compiuti nel Luglio del 2012 per prendere il controllo delle maggiori città della zona di Rutshuru e la base dell’esercito congolese di Rumangabo. Entrambi i governi hanno anche cooperato per sostenere la creazione e l’espansione del braccio politico del M23 (…). L’M23 e i suoi alleati contano sei individui già oggetto di sanzioni internazionali, alcuni dei quali risiedono o viaggiano regolarmente in Rwanda e Uganda”.</p>
<p>E se a questo punto non stupiscono le parole dei vertici ugandesi che hanno accusato proprio le Nazioni Unite con i suoi documenti di essere i responsabili dell’ultima avanzata dei ribelli del M23, diventa più difficile comprendere il viaggio compiuto a Kampala dal presidente congolese Joseph Kabila riunitosi a colloquio con i due omologhi (l’ugandese Yoweri Museveni e il ruandese Paul Kagame) proprio dei paesi che l’Onu identifica come i burattinai del M23.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per avere un quadro più completo si consiglia anche la lettura dei seguenti articoli pubblicati oggi: </strong></p>
<p><a href="http://www.atlasweb.it/?p=14424" target="_blank">R.d. Congo: ma cosa vogliono davvero i ribelli del M23?  </a></p>
<p><a href="http://www.atlasweb.it/?p=14423" target="_blank">R.d. Congo: tra voci e indiscrezioni i possibili sviluppi della crisi del Kivu</a></p>
<p>[<a href="http://www.atlasweb.it/2012/11/23/r-d-congo-senza-giri-di-parole-ecco-chi-c%E2%80%99e-dietro-i-ribelli-del-m23-secondo-l%E2%80%99onu-579.html" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Conflitto in Congo, la sconfitta dell&#8217;Onu</title>
		<link>http://www.twende.it/2012/conflitto-in-congo-la-sconfitta-dellonu/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 07:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A nove anni dalla fine della seconda guerra del Congo, l&#8217;inferno torna a lambire le sponde del lago Kivu. Dopo mesi di guerriglia, prolungati stati di allerta e spiragli di negoziati i ribelli del Movimento 23 marzo (M23) hanno lanciato l’offensiva che in tanti attendevano conquistando la città di Goma, capitale del Nord Kivu. In poche ore, il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2009/12/onu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2068" title="onu" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2009/12/onu-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A nove anni dalla fine della seconda guerra del Congo, l&#8217;inferno torna a lambire le sponde del lago Kivu.<br />
Dopo mesi di guerriglia, prolungati stati di allerta e spiragli di negoziati <a href="http://www.lettera43.it/cronaca/congo-aeroporto-goma-caduto-in-mano-ai-ribelli_4367573157.htm" target="_blank">i ribelli del Movimento 23 marzo (M23) hanno lanciato l’offensiva</a> che in tanti attendevano conquistando la città di Goma, capitale del Nord Kivu. In poche ore, il 20 novembre, la città è passata sotto il controllo dei guerriglieri, con le truppe governative della Repubblica democratica del Congo (Rcd) in fuga e i peacekeeper delle Nazioni unite fermi nelle loro posizioni.<br />
L’attacco ha gettato nuovamente il Nord Kivu nella morsa delle violenze e dell’instabilità dopo che, tra il 1998 e il 2003, la ricchissima regione orientale della Rcd era stata protagonista del più sanguinoso conflitto dopo la Seconda Guerra mondiale, capace di coinvolgere otto Stati africani e di provocare 5,4 milioni di vittime.<br />
<strong>RIBELLI APPOGGIATI DAL RUANDA.</strong> L’ultimo scontro della ribellione nel Nord Kivu è, proprio come nel 1998, di etnia tutsi e secondo quanto sostengono l’Onu e il governo congolese può contare sull’appoggio militare del vicino Ruanda, governato da membri tutsi e già impegnato contro Kinshasa nel conflitto di 10 anni fa.<br />
Il nome del gruppo combattente deriva dalla data &#8211; il 23 marzo 2009 &#8211; di un accordo di pace siglato tra i ribelli e il governo congolese e che, secondo i primi, Kinshasa avrebbe violato.<br />
I ministri degli Esteri dei Paesi della regione dei Grandi laghi hanno sollecitato mercoledì 21 novembre i Paesi africani ad inviare truppe a sostegno delle forze internazionali per cacciare i ribelli armati nella Repubblica democratica del Congo. Lo ha riferito un portavoce del governo dell&#8217;Uganda. «Nel meeting è stato chiesto al consiglio di Pace e Sicurezza dell&#8217;Unione Africana di sollecitare l&#8217;appoggio del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu per stanziare una forza neutrale nel Paese», ha detto il portavoce Fred Opolot. I presidenti del Congo, Joseph Kabila, e quello del Ruanda, Paul Kagame, si sono incontrati mercoledì a Kampala per cercare di porre una fine al conflitto nell&#8217;est del Congo.<br />
<strong>IL M23 CONQUISTA LA CITTÀ DI GOMA.</strong> Rifiutando qualsiasi trasferimento in altre regioni del Paese, in primavera diversi ex ribelli precedentemente integrati nelle forze congolesi hanno disertato, puntando le armi contro Kinshasa.<br />
Dopo settimane di schermaglie, più o meno circoscritte, il 19 novembre le avanguardie del M23 sono giunte alle porte di Goma, confrontandosi con le truppe regolari. Ma i combattimenti sono durati solo poche ore: i lealisti hanno presto abbandonato la città e già il giorno successivo i ribelli hanno preso pieno controllo di Goma e della strada che la collega al vicino confine ruandese.</p>
<h3>Negli scontri l&#8217;Onu non ha reagito all&#8217;invasione dei ribelli</h3>
<div>Gli scontri hanno prodotto un numero relativamente basso di vittime mentre i<a href="http://www.lettera43.it/cronaca/congo-onu-caschi-blu-schierati-a-goma_4367572947.htm" target="_blank">caschi blu della missione Monusco</a> hanno rinunciato, di fatto, alla difesa della città. I 1.400 peacekeeper non hanno infatti sparato un sol colpo, scatenando l’ira del governo congolese e lo sgomento della Francia, che in serata ha chiesto di revisionare il mandato di quella che attualmente è la più grande missione di pace dell’Onu, forte di un contingente di 17 mila uomini stanziati nella Rcd dei quali 6.700 solo nel Nord Kivu. Che però si è rivelata essere incapace &#8211; o forse negligente &#8211; nell’affrontare quello che da mesi è considerato come il maggior nemico del governo congolese presieduto da Joseph Kabila.</div>
<p><strong>SCELTA PER EVITARE ALTRE VIOLENZE.</strong> Pronta è arrivata la risposta del Palazzo di Vetro, secondo cui i peacekeeper «non possono sostituirsi» alle forze di sicurezza, mentre da Goma, un casco blu coperto da anonimato ha sbottato: «Una volta che erano entrati in città cosa potevamo fare? Una reazione avrebbe avuto conseguenze molto più serie per la popolazione».<br />
Intanto la popolazione, nonostante la calma apparente che regna su Goma, sembra essere allo sbando.<br />
Qualcuno, forse per timore di rappresaglie, forse per sincera lealtà, ha salutato l’ingresso del M23 con applausi e grida di gioia. Qualcun altro ha scelto di chiudersi in casa.<br />
<strong>POPOLAZIONE IN FUGA DALLA CITTÀ.</strong> In decine di migliaia, invece, hanno abbandonato le proprie dimore rifugiandosi nei villaggi vicini o nel centro educativo Don Bosco Ngangi diretto da don Piero Gavioli con il supporto dei volontari del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis).<br />
«In oltre 7 mila sono giunti al centro, ma il numero potrebbe essere anche maggiore visto che si parlava di circa 2.500 gruppi familiari», ha spiegato a <em>Lettera43.it</em> Stefano Merante, responsabile per il Vis dei progetti nella Rcd, sottolineando come «i civili hanno paura delle violenze e preferiscono restare uniti, rifugiandosi in posti chiusi».<br />
<strong>ALLARME PER L&#8217;EMERGENZA ALIMENTARE.</strong> Inoltre presto il Don Bosco potrebbe essere investito dall’emergenza alimentare. «In tanti hanno portato con sé viveri per le prime ore e la precedenza è stata data ai più piccoli, ma gli stock nei magazzini sono destinati molto presto a finire» è stato l’avvertimento del responsabile dell’Ong al quale si è aggiunto l’allarme lanciato dall’Onu, secondo cui i ribelli hanno già rapito donne e bambini, distruggendo le proprietà e intimidendo i giornalisti.</p>
<h3>Tra i guerriglieri c&#8217;è anche «Terminator», ricercato dal 2006</h3>
<div>I guerriglieri del Nord Kivu non sono nuovi a simile violenze e tra i loro ranghi figurerebbe anche quel Bosco «Terminator» Ntaganda ricercato dal 2006 dalla Corte penale internazionale con l’accusa di aver reclutato centinaia di bambini-soldato durante la seconda guerra del Congo.</div>
<p>Allora come oggi, il governo centrale appare impotente: Kabila è volato in Uganda per un vertice di emergenza mentre il Ruanda, respingendo le accuse di sostegno ai i ribelli, ha fatto appello a una «soluzione politica», aggiungendo confusione a una crisi già segnata dall’incertezza.<br />
<strong>I RIBELLI PUNTANO A BAKAVU.</strong> Una crisi che, ha osservato Merante, non può tuttavia «essere definita come una guerra civile congolese e sulla quale grava l’influenza delle potenze regionali e non solo di quelle». Tutte accecate dalle mire espansionistiche su un’area ricchissima di tungsteno, tantalio e stagno, minerali chiave per la produzione di apparecchi elettronici.<br />
Con un punto interrogativo all’orizzonte: se i ribelli prenderanno anche Bukavu, capitale del Sud Kivu, segneranno la loro massima espansione dal 2003. E allora le porte dell’inferno potranno davvero spalancarsi.</p>
<p>[<a href="http://www.lettera43.it/cronaca/conflitto-in-congo-la-sconfitta-dell-onu_4367573331.htm" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Goma è caduta in mano ai ribelli</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 07:45:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I ribelli del Movimento 23 Marzo hanno preso il controllo della città di Goma, praticamente senza sparare: l’esercito regolare ha abbandonato il campo, mentre i ribelli sfilavano nella periferia del capoluogo del Kivu settentrionale. Restano, a protezione della popolazione, i caschi blu, che finora avevano appoggiato l’esercito regolare. Molti, qui, si sentono traditi: “Ci sentiamo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2011/03/foresta_congo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2659" title="foresta_congo" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2011/03/foresta_congo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>I ribelli del Movimento 23 Marzo hanno preso il controllo della città di Goma, praticamente senza sparare: l’esercito regolare ha abbandonato il campo, mentre i ribelli sfilavano nella periferia del capoluogo del Kivu settentrionale.<br />
Restano, a protezione della popolazione, i caschi blu, che finora avevano appoggiato l’esercito regolare. Molti, qui, si sentono traditi:<br />
“Ci sentiamo abbandonati dal governo del presidente Kabila, non sappiamo cosa fare. Le forze di pace delle Nazioni Unite sono completamente inutili, sono stati a guardare i ribelli che prendevano la città, senza reagire. Ci sentiamo traditi”.<br />
Una fonte dell’ONU ha confermato che, visto il ritiro delle truppe regolari, i caschi blu hanno rinunciato a difendere la città, anche per non mettere inutilmente a rischio la popolazione. Per il governo di Kinshasa è una pessima giornata. Il presidente invita comunque a mantenere la calma:<br />
“È difficile dire che dobbiamo restare calmi, ma in effetti dobbiamo mantenere la calma. Il Congo deve continuare a prepararsi e mobilitarsi”, ha detto il presidente Kabila mentre i ribelli prendevano il controllo dei posti di frontiera con il vicino Rwanda. Kabila ha anche chiesto alla popolazione di mobilitarsi per difendere la sovranità del Paese, con chiaro riferimento a una presunta aggressione da parte del Paese confinante, accusato di aver armato i rivoltosi.<br />
I caschi blu hanno intanto messo al sicuro un gruppo di italiani che erano rimasti bloccati tra i due fronti. Tra questi anche un vulcanologo che aveva lanciato un drammatico appello.</p>
<p>[<a href="http://it.euronews.com/2012/11/20/rd-congo-goma-e-caduta-in-mano-ai-ribelli/" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Goma stretta d’assedio</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 07:42:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si spara di nuovo a Goma. Alla periferia della città della Repubblica Democratica del Congo l’esercito e i ribelli del Movimento 23 Marzo si affrontano a colpi di arma da fuoco mettendo in fuga i civili. Gli scontri avvengono all’indomani dell’avanzata dei miliziani che hanno conquistato i quartieri più a nord. Nella città restano schierati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2012/02/congo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2840" title="congo" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2012/02/congo-300x147.jpg" alt="" width="300" height="147" /></a>Si spara di nuovo a Goma. Alla periferia della città della Repubblica Democratica del Congo l’esercito e i ribelli del Movimento 23 Marzo si affrontano a colpi di arma da fuoco mettendo in fuga i civili. Gli scontri avvengono all’indomani dell’avanzata dei miliziani che hanno conquistato i quartieri più a nord.</p>
<p>Nella città restano schierati 6700 uomini delle Nazioni Unite che, secondo il segretario generale Ban Ki Moon, dovrebbero proteggere la popolazione.</p>
<p>Goma è la capitale della provincia orientale del Nord Kivu, regione dall’importanza mineraria strategica. Così il colonnello Innocent Kayina, comandante di M23: “Il nostro obiettivo principale era solo di arrivare fino a qui per far capire la nostra causa. Non abbiamo intenzione di entrare in Goma ma se l’esercito congolese ci attacca allora entreremo”.</p>
<p>Il governo di Kinshasa intanto ha rifiutato qualsiasi tipo di negoziato con i ribelli, accusandoli di essere al soldo del vicino Rwanda. Un’accusa avallata anche da un’inchiesta delle Nazioni Unite. I miliziani invece sostengono che l’esecutivo abbia rifiutato di integrarli nell’esercito, rompendo l’accordo di pace siglato nel 2009.</p>
<p>[<a href="http://it.euronews.com/2012/11/19/repubblica-democratica-del-congo-goma-stretta-d-assedio/" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>NORD KIVU, RIBELLI M-23 ARRIVANO A GOMA</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2012 07:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sta precipitando il conflitto nel Nord-Kivu, dove i ribelli del Movimento 23 marzo (M23) sono arrivati ieri alle porte del capoluogo Gomadopo tre giorni di combattimenti contro le forze regolari congolesi (Fardc), appoggiate da elicotteri della missione Onu, la Monusco. Colpi d’artiglieria pesante provenienti dall’area di Kibati, 17 chilometri a nord di Goma, sono stati uditi ieri mattina [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2008/12/campo_profughi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-94" title="campo_profughi" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2008/12/campo_profughi-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Sta precipitando il conflitto nel <a title="Post taggati con Nord-Kivu" href="http://www.atlasweb.it/tag/nord-kivu" rel="tag">Nord-Kivu</a>, dove i ribelli del Movimento 23 marzo (<a title="Post taggati con m23" href="http://www.atlasweb.it/tag/m23" rel="tag">M23</a>) sono arrivati ieri alle porte del capoluogo <a title="Post taggati con Goma" href="http://www.atlasweb.it/tag/goma" rel="tag">Goma</a>dopo tre giorni di combattimenti contro le forze regolari congolesi (<a title="Post taggati con Fardc" href="http://www.atlasweb.it/tag/fardc" rel="tag">Fardc</a>), appoggiate da elicotteri della missione Onu, la <a title="Post taggati con monusco" href="http://www.atlasweb.it/tag/monusco" rel="tag">Monusco</a>.</p>
<p>Colpi d’artiglieria pesante provenienti dall’area di Kibati, 17 chilometri a nord di Goma, sono stati uditi ieri mattina dal centro della città, seminando il panico tra la popolazione e spingendo alcune organizzazioni non governative internazionali a cominciare l’evacuazione del proprio personale.</p>
<p>Diverse fonti giornalistiche riferiscono persino della fuga di alcuni militari ed esponenti delle autorità civili, mentre il governatore della provincia, Julien Paluku, sabato aveva assicurato che “le Fardc stanno combattendo per garantire la sicurezza di Goma”.</p>
<p>Una<strong> fonte di <em>Atlas</em></strong> contattata in serata proprio a Goma precisa che<em> “il grosso della truppa è rimasto in città, ma pare che a scappare siano stati alcuni degli ufficiali di rango più elevato. Ho visto con i miei occhi, comunque, rinforzi provenienti da sud dirigersi verso la zona degli scontri”</em>.</p>
<p>Secondo la ricostruzione della giornata effettuata dalla fonte di <em>Atlas</em> la situazione è stata particolarmente tesa fino al pomeriggio.<em> “La mattina intensi combattimenti sono avvenuti a nord di Goma tra le Fardc e i ribelli dell’M-23. Questi ultimi sono riusciti ad avere la meglio e ad avanzare verso Goma. Ma nel pomeriggio i caschi blu dell’Onu sono intervenuti con gli elicotteri per difendere l’aeroporto. I ribelli  erano arrivati a pochi chilometri dalla pista”</em> precisa la fonte.</p>
<p>Secondo le informazioni raccolte, nella loro avanzata i ribelli avrebbero anche fatto ingresso in un campo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr), spingendo i rifugiati a fuggire verso sud.</p>
<p><em>“Nel nostro compound ne abbiamo ospitati circa 300 oggi. Fortunatamente sono in buone condizioni”</em> aggiunge la fonte, confermando (ieri notte, 22:00 ora italiana, <em>ndr</em>) che la città si trova sotto il controllo delle forze governative e smentendo le informazioni su una presa di Goma da parte dei ribelli del M-23.</p>
<p>Intervistato dalla stampa internazionale, il portavoce militare dell’M23, il colonnello Vianney Kazarama, ha sostenuto ieri sera che i suoi uomini stavano a soltanto due chilometri dalla città, ma che non avevano intenzione di farla cadere.</p>
<p>Alcune testimonianze di residenti riferiti da emittenti locali parlano di persone terrorizzate e barricate in casa. Un quadro confermato dalle voci raccolte in città da Atlas che hanno parlato di strade vuote e “città fantasma” nella quale si muovevano solo militari e caschi blu.</p>
<p><strong>Dopo la tregua informale si riaccende la guerra</strong></p>
<p>La situazione è precipitata dal 15 novembre scorso dopo una tregua de facto che reggeva da un paio di mesi tra l’M23 e le Fardc, mentre altri gruppi armati perpetravano violenze su civili in particolare nei territorio di Masisi, Rutshuru e Walikale.</p>
<p>Sabato scorso gli M23 avevano attaccato e preso il controllo del nord della località di Kirumba, i cui abitanti sono fuggiti in massa. Le Fardc appoggiate dagli elicotteri di combattimento della Monusco, la forza Onu presente in Congo, hanno lanciato una controffensiva senza tuttavia riuscire a fermare l’avanzata dei ribelli.</p>
<p>La nuova emergenza è stata al centro, sabato, di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha condannato la progressione dei ribelli e chiesto la fine di ogni “sostegno esterno” fornito ai ribelli. Gli ultimi rapporti di esperti dell’Onu hanno messo in luce connivenze tra ufficiali ruandesi e la ribellione, nata lo scorso aprile con l’ammutinamento di militari ex ribelli che erano stati integrati all’esercito nel 2009.</p>
<p>La regione del Nord-Kivu, che confina con il Rwanda e l’Uganda, è contesa per le sue ricchezze minerarie, agrarie e in idrocarburi. Da oltre 15 anni è teatro di ribellioni cicliche e terreno di gruppi armati senza scrupoli che cambiano alleanze in base agli interessi.</p>
<p>La città di Goma, affacciata sul Lago Kivu, seppur importante nodo commerciale al confine con il Rwanda, subisce appieno le conseguenze dei venti di guerra aggravati dal malgoverno, dalla corruzione e dal peso delle crisi umanitarie dovute alla violenza.</p>
<p>[<a href="http://www.atlasweb.it/2012/11/19/r-d-congo-nord-kivu-ribelli-m-23-arrivano-a-goma-respinti-579.html" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Congo, gli elicotteri dell&#8217;Onu sparano sui ribelli</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2012 07:39:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sale la tensione nella Repubblica Democratica del Congo dove quattro elicotteri dei caschi blu Onu nella hanno aperto il fuoco per tentare di bloccare l&#8217;avanzata dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) su Goma, nella parte orientale del Paese. Lo ha riferito il portavoce della missione, Kieran Dwyer, specificando che i ribelli sono ad [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2011/11/goma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2801" title="goma" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2011/11/goma-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>Sale la tensione nella Repubblica Democratica del Congo dove quattro elicotteri dei caschi blu Onu nella hanno aperto il fuoco per tentare di bloccare l&#8217;avanzata dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) su Goma, nella parte orientale del Paese. Lo ha riferito il portavoce della missione, Kieran Dwyer, specificando che i ribelli sono ad un passo dell&#8217;aeroporto. I caschi blu della missione Monuc, stanno sostenendo le truppe di Kinshasa.</p>
<p>ROTTA LA TREGUA - I ribelli avevano «messo in guardia» la missione dell&#8217;Onu per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (Monusco) intimando loro di cessare l&#8217;appoggio all&#8217;esercito regolare nei combattimenti in corso nell&#8217;est del Paese, minacciando ritorsioni. «Avvertiamo Monusco che attualmente bombarda le nostre zone di mostrare la sua neutralità sul terreno. Se continuano a colpire allora reagiremo», ha detto Vianney Kararama, portavoce militare del Movimento. Dopo una tregua relativa di tre mesi, i combattimenti tra l&#8217;esercito e il M23 sono ripresi lo scorso giovedì nella zona di Kibumba, al confine con il Ruanda, costringendo migliaia di civili a fuggire. Nel tentativo di arrestare l&#8217;avanzata dei ribelli che si avvicinano a Goma, il capoluogo della regione, i Caschi blu dell&#8217;Onu sono entrati in azione sabato, sostenendo l&#8217;esercito congolese con elicotteri da combattimento.</p>
<p>[<a href="http://www.corriere.it/esteri/12_novembre_18/congo-ribelli-avanzo-su-goma-elicotteri-onu-sparano_a89f6848-31a6-11e2-b54b-5890948d86c8.shtml" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Congo: intensi scontri a Goma. La paura dei civili</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 07:32:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo tre mesi circa di tregua informale, intensi scontri sono in corso nei pressi di Kibumba, 30 chilometri a nord di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, tra forze armate regolari (Fardc) e ribelli del Movimento del 23 marzo (M23). La conferma arriva dall’emittente locale ‘Radio Okapi’ ma sia sui bilanci delle vittime che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2009/12/soldati_ribelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2027" title="soldati_ribelli" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2009/12/soldati_ribelli-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Dopo tre mesi circa di tregua informale, intensi scontri sono in corso nei pressi di Kibumba, 30 chilometri a nord di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, tra forze armate regolari (Fardc) e ribelli del Movimento del 23 marzo (M23). La conferma arriva dall’emittente locale ‘Radio Okapi’ ma sia sui bilanci delle vittime che sulla dinamica delle violenze sono in circolazione versioni contrastanti. Il governatore dell’instabile provincia orientale, Julien Paluku &#8211; riferisce l&#8217;agenzia Misna &#8211; ha annunciato che 113 ribelli sono rimasti uccisi e pochi soldati feriti. Poche ore prima, da Kinshasa, il portavoce dell’esecutivo Lambert Mende ha confermato la morte di 51 miliziani. “I corpi senza vita che sono stati recuperati avevano tutti divise dell’esercito ruandese” ha precisato la fonte governativa, aggiungendo che un leader del M23, senza precisarne l’identità, ha perso la vita e che ingenti quantità di armi sono state sequestrate. Da Goma, il luogotenente colonnello Olivier Hamuli ha invece deplorato l’uccisione di un comandante delle Fardc.In comunicati diffusi dall’esercito regolare e dalla ribellione, le due parti rivali si accusano a vicenda per la ripresa degli scontri. “Non siamo stati noi ad attaccare. E’ un pretesto. Da due settimane sapevamo che si stavano rafforzando – ha dichiarato Hamuli – Siamo stati attaccati e ora stiamo solo recuperando le nostre posizioni”. Il portavoce dell’esercito a Goma ha poi precisato che “il piccolo gruppo ha lanciato l’offensiva dal Rwanda”, ma senza specificare se si sia trattato di soldati di Kigali o di ribelli con la divisa ruandese. Dalla nascita della nuova ribellione del M23, sette mesi fa, diversi rapporti dell’Onu hanno evidenziato la responsabilità diretta del Rwanda e dell’Uganda, Paesi confinanti con l’Est congolese, che fornirebbero sostegno politico, militare e logistico al M23. Dal canto loro i miliziani hanno avvertito che “siamo obbligati a difenderci dopo che siamo stati aggrediti e che la tregua è stata interrotta” ha detto il loro portavoce Vianney Kazarama. Sul terreno la situazione militare rimane confusa ed incerta. L’esercito sostiene che gli scontri sono terminati mentre un’operazione di rastrellamento sarebbe in corso nella zona di Kibumba e Rubari, confinante con il Rwanda, in cerca di ribelli. L’M23 denuncia invece “bombardamenti” in atto, blindati in azione sul terreno e l’apertura di tre nuovi fronti di combattimenti da parte delle Fardc. Per ora sembra però esclusa ogni minaccia diretta al capoluogo di Goma, attorno al quale da mesi sono stati allestiti campi che hanno accolto migliaia di sfollati. “La gente vive nella paura quotidiana e nell’incertezza per quanto potrebbe succedere” ha detto Omar Kavota, portavoce delle Ong della società civile del Nord-Kivu. Il riaccendersi delle violenze giunge mentre a New York è riunito il Comitato delle sanzioni dell’Onu che sta valutando misure individuali ai danni di responsabili ruandesi e ugandesi. Tra questi ci potrebbero essere il ministro della Difesa di Kigali, James Kabarebe, e il capo di stato maggiore dell’esercito ruandese Charles Kanyonga. Martedì Washington ha iscritto il capo del M23, Sultani Makenga, sulla lista nera delle persone coinvolte, fisicamente o moralmente, nel conflitto nell’Est del Congo. La decisione è stata annunciata poco dopo che l’Onu aveva disposto nei confronti dell’uomo – accusato di omicidi, stupri e vessazioni – un’interdizione a viaggiare e il congelamento dei beni. Solo 24 ore fa il governo di Kampala ha deciso, senza preavviso, di chiudere il confine di Bunagana, principale posto di frontiera con il Congo, fino a nuovo ordine.</p>
<p>[<a href="http://it.radiovaticana.va/news/2012/11/16/congo:_intensi_scontri_a_goma._la_paura_dei_civili/it1-639389" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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		<title>Dal Congo: “Le donne hanno la forza di cambiare il mondo”</title>
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		<pubDate>Thu, 31 May 2012 13:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa settimana siamo a Ituri, a Nordest della Repubblica democratica del Congo. È qui che incontreremo Noella, una donna che si è fatta carico di tutti i rischi per aiutare le donne che, dopo aver sopportato gli orrori della guerra, subiscono quotidianamente violenze. Noella coordinatrice dell’Associazione SOFEPADI: “Le donne contribuiscono molto al processo di pace. Sono [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2008/12/donna_profuga5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-99" title="donna_profuga5" src="http://www.twende.it/wp-content/uploads/2008/12/donna_profuga5-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Questa settimana siamo a Ituri, a Nordest della Repubblica democratica del Congo. È qui che incontreremo Noella, una donna che si è fatta carico di tutti i rischi per aiutare le donne che, dopo aver sopportato gli orrori della guerra, subiscono quotidianamente violenze.</p>
<p>Noella coordinatrice dell’Associazione SOFEPADI: “Le donne contribuiscono molto al processo di pace. Sono loro le mamme in casa e come possono avere influenza in casa possono averla anche fuori. La donna è una forza che può cambiare la faccia del mondo”. Noella fa parte di migliaia di sfollati arrivati nella città di Bunia, in Ituri, all’epoca in cui infuriava il conflitto nella Repubblica Demovcratica del Congo. Da allora è diventata la coordinatrice dell’associazione SOFEPADI, sostenuta dall’ong Medici senza frontiere. Conosciuta per il suo lavoro a sostegno della convivenza tra le comunità, l’associazione gestice anche un centro medico. La giornata inizia con una sessione di sensibilizzazione sul tema dell’Hiv e sulle malattie sessualmente trasmissibili. Ci viene chiesto di nascondere i volti delle partecipanti: molte sono stati recentemente vittime di violenze</p>
<p>Noella: “Ci sono persone che avevano preso le armi che hanno ripreso la vita civile e che si mescolano con la popolazione. Credo possano far parte di quelli che continuano ad aggredire le donne”</p>
<p>Ogni settimana gli psicologi del centro ricevono una dozzina di vittime di violenze, donne essenzialmente, ma anche uomini e molti bambini Per le donne di Sofepadi la sfida è anche cambiare mentalità.</p>
<p>Noella: “Spesso da noi i mariti non ammettono che la moglie sia stata aggredita, piuttosto le dicono: “perché non ti sei difesa?” fino al punto che la ripudiano. Bisogna trovare i mezzi che consentano loro di sopravvivere”.</p>
<p>L’associazione offre informazioni alle vittime di stupri e alle donne vulnerabili, in diversi villaggi della regione.</p>
<p>sarta: “Grazie a questo lavoro mi sento valorizzata; prima quando chiedevo soldi a mio marito, non cedeva facilemte, non mi dava quasi nulla. Ora ho la forza di affrontare la vita”.</p>
<p>Oltre al reinseriento sociale ed economico delle donne vittime di violenze sessuali, Noella si batte per il riconoscimento dei loro diritti.</p>
<p>Noella: “La comunità inizia a capire che gli stupri non sono qualcosa che si deve risolvere amichevolmente. Bisogna rivolgersi alla giustizia. All’inizio è stata dura. Le donne avevano paura delle rappresaglie. Se qualcuno viene citato in giudizio, ma poi viene liberato e torna al villaggio va a prendersela ancora con la vittima”</p>
<p>Le condanne sono ancora poche rispetto al numero di dossier e le famiglie preferiscono spesso trovare un accordo economico, anche se la legge lo vieta. Ma l’iter è stato avviato e non è senza rischi per i membri dell’associazione che accompagnano le vittime nel percorso giudiziario.</p>
<p>Noella: “Nel 2008 ho avuto dei problemi. Degli uomini armati sono entrati in casa mia e mi hanno minacciata. Avevo un computer portatile, dovevano recuperarlo, conteneva delle informazioni sulle vittime. Ho cercato di resistere. E quando ci sono riuscita mi hanno tirata per la gamba e mi hanno dato un colpo di macete alla fronte. Quando hanno ottenuto questo portatile sono andati via”.</p>
<p>Dopo l’aggressione Noella si è dovuta trasferire con la sua famiglia, ma senza rinunciare alla sua lotta. La sua più grande preoccupazione è l’assenza di finanziamenti pubblici, una volta che sarà finito l’attuale contributo di Medici senza frontiere.</p>
<p>Noella: “Anche se resto a casa…se qualcuno vuole attentare alla mia vita lo farà. Penso che sia questo ad avermi dato ancora più coraggio. Non posso essere vile e abbandonare tutto questo grande lavoro che abbiamo già fatto con le donne, questi progressi. Non possiamo fermarci. Dobbiamo continuare a combattere”.</p>
<p>Un combattimento condiviso da Caddy Adzuba, una giornalista al servizio della pace: a seguire nell’ultimo episodio della nostra puntata sul Congo di Women and War.</p>
<p>[<a href="http://it.euronews.com/2012/05/05/dal-congo-le-donne-hanno-la-forza-di-cambiare-il-mondo/" target="_blank">FONTE</a>]</p>
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