Congo, la campagna elettorale si infiamma. Kabila resta favorito

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Data: 9 novembre 2011
Categorie: Governo, In Evidenza

Sta accadendo un po’ di tutto in questa campagna elettorale congolese. Cantanti malmenati, candidati che si proclamano presidenti anzitempo. Discorsi elettorali troppo “forti” e spesso incentrati sulle differenze etniche. E violenze. Partiamo dal cantante, Fabrice Muupfiritsa, personaggio piuttosto noto in Kivu (regione dell’est della Repubblica Democratica del Congo). L’hanno trovato nella boscaglia, alle due del mattino, ferito e ancora legato. Se l’è vista brutta: due giorni di prigionia, intimidazioni e percosse. Molto conosciuto nel nord Kivu, il cantante era stato “prelevato” da uomini sconosciuti davanti al suo ufficio pochi giorni fa.

Secondo il racconto che lo zio René Hodari ha fatto alla radio Rfi, alcune persone dentro a una macchina che diffondeva la sua musica a tutto volume gli avrebbero offerto un passaggio fino alla sua abitazione. Muupfiritsa ha accettato e si è trovato prigioniero. E ha vissuto due giorni da incubo. Il cantante, ricoverato all’ospedale di Goma, non ha detto chi fossero i suoi rapitori, ma dal suo entourage si levano pesanti accuse alla Guardia Repubblicana.

A quanto pare, sarebbe stato punito per non aver accettato di comporre una canzone per la campagna elettorale del presidente Kabila. Il governatore della regione ha seccamente smentito. Molto vicino all’Union pour la nation congolaise (UNC), il partito di opposizione di Vital Kamerhe, Muupfiritsa potrebbe nei prossimi giorni dire di più e svelare così chi ha organizzato l’intimidazione.

Nel frattempo in varie regioni del Congo, a Goma ma anche a Kinshasa e in Katanga si sono registratiincidenti tra i sostenitori dei diversi partiti. I vertici dell’Unione Africana hanno invitato i leader alla calma e a non lasciarsi andare a discorsi dai toni violenti. Secondo gli osservatori, troppi discorsi elettorali delle ultime settimane sono stati incentrati sulle differenze etniche degli elettori. E così è facile che gli animi si infiammino.

Cosa che ha fatto dal Sudafrica (è li a caccia di fondi), Etienne Tshisekedi, uno dei candidati alle presidenziali. Forse l’unico in grado di intimidire Kabila. Su Radio Lisanga TVTshisekedi si è praticamente autoproclamato presidente. Nientemeno. In più, ha invitato i suoi sostenitori (ma li ha chiamati “combattenti”) ad andare nelle prigioni dove sono stati arrestati altri suoi supporter e liberarli. Dando anche un ultimatum di 48 ore al governo per il rilascio dei suoi sostenitori.

E quindi? Levata di scudi da parte del governo che, in tutta risposta, ha chiuso le trasmissioni della radio per una settimana. Insomma il clima è assai teso, gli osservatori internazionali cominciano a preoccuparsi. Forse l’unico che dorme sonni tranquilli è l’attuale Presidente Kabila. Che gode di tutti i favori del pronostico. Che gode del tacito appoggio della comunità internazionale. Dell’appoggio di parecchi governatori di provincia e dell’apparato governativo che guida da 10 anni. Che ha modificato la costituzione lo scorso gennaio rendendo possibile una sua rielezione con unamaggioranza “semplice” (anche meno del 50%)  e a un solo turno. E che fronteggia, salvo appunto Tshisekedi, un’opposizione troppo frammentata per poterlo battere. E che quindi dovrebbe guidare ancora il Paese. Salvo colpi di scena.

Giampaolo Musumeci fotografo, giornalista e videoreporter si occupa di guerre e questioni africane. Collabora con giornali, radio e tv italiane e internazionali, tra cui SkyTg24, Radio Svizzera Italiana. Su Radio24 conduce il programma di attualità internazionale “Nessun luogo è lontano”

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